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È ora di Adin Licina

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Calcio, Serie A

È ora di Adin Licina

Prima di parlare di Adin Licina, una breve premessa: negli ultimi anni la Juventus ha dimostrato di credere fortemente nella crescita dei propri giovani, imponendosi come uno dei club più attivi in Italia su questo fronte. Un percorso reso possibile da un lavoro di scouting di altissimo livello, capace di scovare talenti nei settori giovanili di altre società approfittando della scarsa fiducia che spesso viene loro concessa. È così che sono arrivati a Torino profili di grande prospettiva — per lo più stranieri — come Soulé, Huijsen, Yildiz e Muharemović.

Alla fase di individuazione del talento deve però seguire quella dello sviluppo. In questo contesto entra in gioco una risorsa fondamentale che ogni club di Serie A dovrebbe avere: la seconda squadra. La Juventus è stata pioniera in Italia nell’istituire questa realtà (insieme ad Atalanta e dal Milan), garantendo ai propri giovani un passaggio chiave nel calcio professionistico, ben più probante rispetto al campionato Primavera. Un percorso di formazione ideale in cui si sta plasmando anche uno degli ultimi gioielli della Juventus Next Gen: Adin Licina.

Un regalino dalla Germania

Nato il giorno dell’Epifania del 2007, Adin Licina è un talento cristallino di nazionalità tedesco-montenegrina, arrivato in Italia direttamente dal settore giovanile del Bayern Monaco. La Juventus lo ha ingaggiato a titolo gratuito durante la sessione invernale di calciomercato della scorsa stagione, garantendo al club bavarese il 30% sulla futura rivendita. Per assicurarsi il giocatore, la società bianconera ha dovuto superare l’accanita concorrenza di altre big europee da sempre attente ai giovani, come Borussia Dortmund e Ajax. Il talento di Landshut si è messo in proprio raggiungendo anche la finale dell’Europeo con la Germania Under 19.

Dal punto di vista tattico, Licina è un esterno o trequartista dal piede mancino particolarmente raffinato. Risulta determinante nell’uno contro uno, abile nel rientrare verso il centro per cercare la conclusione o per rifinire l’azione servendo i compagni nello spazio. A queste doti tecniche unisce una struttura fisica imponente (180 cm) che lo rende competitivo anche nei duelli e nei contrasti di gioco. Per movenze e stile di interpretazione del ruolo, ricorda molto il compagno di squadra bianconero Edon Zhegrova. In serie C ha registrato un gol (contro il Guidonia Montecelio) e un assist nelle sue prime nove partite da bianconero.

Adin Licina
Adin Licina, Juventus Facebook

Il suo ruolo nella prossima stagione

Nella stagione 2026/2027, il giovanissimo talento tedesco ex Bayern Monaco Adin Ličina può ritagliarsi uno spazio di primaria importanza nella rosa bianconera. Il piano del club prevede un graduale ma deciso inserimento in prima squadra: l’allenatore Luciano Spalletti lo ha già aggregato per la tournée estiva, facendolo esordire nell’amichevole contro il Basilea. All’interno dello scacchiere tattico del tecnico toscano, Ličina si posiziona perfettamente come esterno destro — complice la condizione fisica non ottimale di Edon Zhegrova e le sirene di mercato attorno a Francisco Conceição — ma soprattutto come trequartista nel 4-2-3-1.

È proprio nella posizione centrale che le sue qualità si sposano a meraviglia con le esigenze della squadra. La Juventus, al momento, non dispone di un profilo con le caratteristiche ideali per interpretare quel ruolo in maniera naturale (compreso Kenan Yıldız, dalle inclinazioni differenti). Per agire da trequartista puro servono infatti estro, intelligenza tattica, qualità sopraffina, coraggio e una totale capacità di associarsi con i compagni nello stretto. Ličina possiede ciascuna di queste doti e potrebbe rivelarsi quel “Mister X” mancato nella scorsa stagione: un autentico numero 10 in grado di accendere la manovra offensiva bianconera.

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Quando si parla di un talento cresciuto nelle giovanili del Bayern Monaco, i tifosi bianconeri non possono che strofinarsi le mani. Adin Ličina condivide infatti lo stesso percorso di formazione con il numero 10 della Juventus, Kenan Yıldız. Pur non avendo condiviso lo spogliatoio né il terreno di gioco in Germania, è proprio a Torino che per i due può presentarsi l’occasione perfetta per trovarsi e fare la differenza. I due giovanissimi si integrano a meraviglia nel modulo di Luciano Spalletti, offrendo diverse soluzioni d’attacco:

Coppia di esterni in stile “Robbery” (Robben e Ribéry): In alternativa, Spalletti potrebbe schierarli contemporaneamente sulle due corsie esterne, uno a destra e l’altro a sinistra. Rimanendo in tema Bayern, i due potrebbero rievocare l’iconico tandem Robben-Ribéry: esterni abili nel puntare l’uomo e rientrare sul piede forte per cercare la conclusione diretta, favorendo al contempo gli inserimenti dei centrocampisti grazie a cross e filtranti verso il centro.

Regista e rifinitore (Trequartista + Esterno): Ličina potrebbe agire da regista offensivo al centro del 4-2-3-1, inventando gioco e innescando Yıldız, devastante quando parte da esterno sinistro per incidere negli ultimi metri. Il lavoro sarebbe reciproco: la capacità del turco di creare superiorità numerica con i suoi dribbling attirerebbe la difesa avversaria, liberando spazi preziosi per le letture dell’ex Bayern.

La figura di Carnevali

L’ingresso di Giovanni Carnevali nei quadri dirigenziali della Juventus rappresenta un potenziale valore aggiunto per la crescita di Adin Licina e degli altri giovani della cantera bianconera. Nel suo decennale percorso da Amministratore Delegato e Direttore Generale del Sassuolo, iniziato nel 2014, il dirigente ha dimostrato una straordinaria capacità nella valorizzazione dei giovani talenti. Il modello emiliano si è basato su una duplice forza: la capacità di far crescere i prodotti del proprio vivaio e l’abilità nello scovare prospetti da far esplodere in prima squadra, garantendo sia il successo sportivo del club sia importanti plusvalenze economiche.

Tra i talenti cresciuti “in casa” spiccano nomi come Giacomo Raspadori, Stefano Turati, Claud Adjapong e, soprattutto, Domenico Berardi, considerato il miglior calciatore della storia del Sassuolo. Sul fronte dello scouting e del mercato, Carnevali ha saputo valorizzare profili pescati altrove: dai giovani prelevati dalla Roma come Matteo Politano e Lorenzo Pellegrini, fino ai vari Merih Demiral, Manuel Locatelli e Gianluca Scamacca.

Tutte operazioni che hanno generato incassi record, permettendo al Sassuolo di affermarsi per anni come una realtà solida e sostenibile del calcio italiano. Ovviamente la realtà della Juventus comporta pressioni e aspettative del tutto differenti, ma le premesse e le competenze dirigenziali per ripetere questo virtuoso percorso di valorizzazione ci sono tutte.

Appello alla Juventus

Integrare il nuovo gioiello bianconero nel calcio dei “grandi” non sarà un processo né semplice né immediato, ma è un percorso da avviare con decisione prima possibile. Ci troviamo di fronte a un prospetto di assoluto valore, attorno al quale vale davvero la pena progettare il domani. Investire con coraggio su operazioni di questo tipo è fondamentale per garantire alla società sia un futuro di successi sportivi sia una solida sostenibilità economica.

In tal senso, la mancata qualificazione alla Champions League, per quanto dolorosa, può trasformarsi nell’opportunità perfetta per rifondare: offrirà il tempo e la serenità necessari per plasmare con pazienza un nuovo ciclo tecnico e valorizzare appieno i propri giovani.

Autore

  • Laureato in Scienze della Comunicazione e appassionato di calcio. Mi occupo di far dialogare strategia comunicativa e cultura sportiva, trasformando la passione in narrazione professionale.

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