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Totti, the human king

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Back to the past, Calcio, Serie A –

Totti, the human king

Come si spiega Francesco Totti a chi non lo ha vissuto? Semplice, consigliandogli di andarsi a vedere tutti i suoi 307 gol e i suoi numeri geniali. E ricordandogli 25 anni di fedeltà verso la stessa maglia, quella della squadra della sua città, che tifava sin da bambino.

Di base basterebbe questo. Er Pupone non è mai stato un personaggio complesso, né dotato di uno spiccato spessore umano o intellettuale. Quel soprannome lo dipinge meglio di tutti. Un “ragazzone” che ha spesso dimostrato di soffrire il tempo e il cambiamento.

Un ragazzone, non un genio

E che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, non è mai stato realmente capace di continuare una brillante carriera nel mondo del calcio. Né di essere particolarmente brillante dal punto di vista comunicativo, risultando spesso ripetitivo e poco riflessivo sull’utilità di certe sue dichiarazioni per il bene dell’ambiente Roma. Basti pensare al suo ultimo libro “Oltre”, pieno di retroscena anche “scomodi”. Libro peraltro uscito guarda caso proprio durante lo stop del campionato, quando giornali e siti web hanno poche notizie da pescare sul campo…

Sul rettangolo di gioco, però, Totti era un re. L’ottavo (o nono, dopo Paulo Roberto Falcao) re di Roma.

Un portamento regale, un’ “aura”, onnipresente da quando è sceso per la prima volta su un campo di Serie A a 17 anni. Gli occhi azzurri, la chioma fluente, l’espressione a metà tra uno sguardo glaciale e un sorriso sbarazzino. E ovviamente, l’eleganza nei gesti tecnici, che sembrava discendere da qualche forma di ingegno sovrumano. Ma che erano invece, prodotto grezzo di un cervello abituato dalla tenerissima età ad essere un tutt’uno con le gambe, con cui godeva di una connessione privilegiata.

Quando il re scendeva tra la gente

Ci sono stati però dei momenti in cui il Re è dovuto uscire dal suo giardino, e confrontarsi con il popolo. Dimostrare umanità. Comunicare, nel senso di provare comunanza, non importava se con i gesti o con le parole.

Non parlo del suo addio o di momenti più o meno preparati che lo vedevano al centro dell’attenzione. Ma di quelli in cui Totti, vuoi anche solo per l’ingombro della sua presenza, si ritrovava più o meno volontariamente coinvolto, tanto da diventare un elemento decisivo per la produzione di significato.

Pensiamo a quando è andato a parlare faccia a faccia con gli ultras della Curva Sud (in particolar modo con Daniele De Santis, detto “Gastone”, autore dell’omicidio di Ciro Esposito nel 2014) durante un derby in cui si era sparsa la voce che le forze dell’ordine avessero causato la morte di un bambino nel sedare gli scontri fuori allo stadio.

Anche tra nemici può esserci rispetto

O a quando si recò, insieme ad alcuni tifosi della Sud, sotto la Curva Nord per poggiare una corona di fiori in omaggio alla drammatica scomparsa del laziale Gabriele Sandri, ricevendo l’applauso senza riserve della tifoseria avversaria, acerrima ed eterna rivale. Ancora, all’atteggiamento composto, fuggente le telecamere, in occasione del funerale.

O a quando decise di assistere a un derby in curva durante un infortunio, o a quando difese la Roma davanti alle telecamere nel post-partita di uno Juventus Roma 3-2, denunciando i torti arbitrali ricevuti. O a quando, nella stessa stagione, dopo un Roma-Fiorentina di Europa League perso 0-3 in casa con conseguente eliminazione agli ottavi, rimase per lungo tempo sotto la Sud insieme a De Rossi per incassare le rimostranze dei tifosi in contestazione.

Anche questo, vale la pena ricordarlo, è stato Francesco Totti.

Cosa lascia ai tifosi?

“Francesco Totti anche per chi lo ha vissuto per poco è stato tutto, il giocatore che da piccoli si voleva impersonificare, il nome dietro la maglia della Roma con il numero 10. È stato quello che per Napoli ha rappresentato Maradona, l’uomo della gente, la pura fedeltà a un popolo”.– Andrea Nardicchia


“Il senso di appartenenza ad un luogo, preferendolo a soldi e fama, è uno degli insegnamenti migliori che un idolo può darti, perché ti fa capire cosa conta davvero nella vita. Se dovessi pensare alle nuove generazioni, vorrei che tutti vivessero il calcio nella maniera romantica con cui lo viveva Er Pupone.”-Lisa Ciucci

“Totti per me non è solo un calciatore, ma è l’incarnazione dell’amore vero, quello per un club. Con la Roma, nel bene e nel male, lui c’è sempre stato.”- Davide Rampf

Totti

Autore

  • Romano, 26 anni, in teoria giornalista professionista. Mi piace vivere il calcio dagli spalti, girare stadi e sfruttare l'occasione per conoscere città, Paesi e popoli. Di calcio non capisco nulla eh, preferisco parlare di quello che ci sta attorno...calcio e politica il mio binomio preferito dopo gin e tonic. In Fuori Dal Gioco sono referente per la rubrica “Calcio e politica”.

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