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Te lo ricordi il 6 ottobre 2001?

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Back to the past, Calcio –

Te lo ricordi il 6 ottobre 2001?

Si può parlare di pura coincidenza, oppure si può credere al destino, ma il parallelo tra Beckham e Del Piero il 6 ottobre del 2001 ha quasi dell’incredibile: due punizioni per due campioni che 25 anni fa regalavano a Inghilterra e Italia la qualificazione al Mondiale del 2002 in Corea del Sud e Giappone. A migliaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro, all’Old Trafford e al Tardini andavano in scena due partite di qualificazione in un clima completamente opposto, collegate da due reti che passeranno alla storia del calcio.

1998: dove comincia tutto

Nel 1998 la rivalità tra Inghilterra e Argentina aveva un altro sapore. Ottavi di finale del Mondiale di Francia: da una parte l’Albiceleste di Passarella, dall’altra gli inglesi, guidati da Glenn Hoddle. Al 47′ si decide la partita: la provocazione di Simeone trova risposta immediata, proprio da David Beckham, con il polpaccio argentino che si incontra con il tacchetto dello scarpino da gioco dell’inglese. L’espulsione è immediata e accompagnata dai fischi degli spalti. L’immagine di quella partita non sarà tanto la Nazionale inglese eliminata ai rigori, ma la rottura totale del rapporto turbolento tra i britannici e Beckham.

“Dieci leoni eroici e un ragazzo stupido”: questo recitavano i titoli dei maggiori tabloid inglesi.

Tra le altre favorite di quel Mondiale, si leggeva “Italia“. Quella stellare, completa, definita dallo stesso Vieri come “un gruppo a cui non mancava niente“. Viveva uno tra i suoi periodi storici migliori, con una Nazionale perennemente favorita e padrona di un campionato come la Serie A, desiderato da tutti i calciatori più forti del tempo. Deve sfidare la Francia padrona di casa, con un gruppo costruito attorno alla stella Zinedine Zidane.

Una ferita profonda

Finisce in pareggio, l’unica opzione sono i calci di rigore. Zidane segna per primo, Baggio risponde. Poi Lizarazu sbaglia, ma Albertini lo imita subito dopo. Trezeguet, Costacurta, Henry e Vieri non tremano. Dopo quattro tiri a testa il bilancio è identico: tre rigori segnati e uno sbagliato per parte. Blanc porta la Francia sul 4-3 e tocca a Di Biagio, l’ultimo: deve segnare per tenere vivo il sogno. Il tiro parte, ma la palla si stampa sulla traversa. L’Italia è fuori. La Francia esulta, lui si lascia cadere all’indietro sconfitto dai futuri Campioni del Mondo di quell’anno: questa è l’immagine che ricordiamo del Mondiale del 1998 dell’Italia.

Anche se in maniera diversa, quell’annata lascerà in entrambe le Nazionali una ferita profonda ed enorme. Da una parte un’Italia che voleva dimostrare ancora, dall’altra un’Inghilterra e un Beckham in cerca del riscatto.

Beckham espulsione
David Beckham espulso nel Mondiale del 1998

Il riscatto di David Beckham

Il rapporto tra Spice Boy e la tifoseria britannica è uno dei più incrinati e controversi che la storia del calcio ricordi. L’episodio su Simeone, il dito medio agli spalti nel 2000 contro il Portogallo sono solo alcune delle scene della loro storia tormentata. Gli anni passano, ma la macchia del “bersaglio nazionale” non era mai scomparsa davvero.

Nel 2001 David Beckham non è più un ragazzino: è il capitano, uomo simbolo della nuova Inghilterra. Ma i vecchi fantasmi degli errori passati lo tormentano, facendolo sentire quasi in debito col popolo inglese.

All’Old Trafford ci sono 66 mila persone, in un pomeriggio in cui si decideranno le sorti della Nazionale di Eriksson: qualificazione diretta o playoff contro l’Ucraina. Siamo alle ultime battute e ultimi passaggi della sfida tra Inghilterra e Grecia. Gli inglesi sono sotto 2-1: Charisteas segna, ma Sheringham prima pareggia e Nikolaidis poi porta la Grecia in vantaggio. Il popolo greco vede già all’orizzonte il pass per il Mondiale del 2002, con gli ultimi minuti di recupero in corso.

In campo,però, c’era un giocatore in particolare, che voleva la vittoria più di quanto la desiderassero i greci. Colui che sentiva da anni, su di sé, il peso dell’errore fatale di una condanna iniziata anni fa in Francia.

Una punizione per una redenzione

Al 93′ viene assegnata una punizione all’Inghilterra: è l’ultima occasione per ribaltare le sorti. Sheringham si avvicina per calciare il pallone e chiede a Beckham: “La prendo io?”. Ma David sa quanto ha bisogno di questa responsabilità, quanto conti per lui questa punizione e risponde fermamente: “No, non ci pensare proprio, questa è troppo lontana per te, la tiro io”.

Tra i numerosi gol segnati su punizione dall’inglese, questo diventerà il più importante della sua carriera. Non solo perché regalerà la qualificazione alla sua Inghilterra alla Coppa del Mondo. Questo gol rappresenterà infatti il suo atto definitivo di redenzione. La linea di passaggio finale da “nemico pubblico” a eroe nazionale e capitano simbolo.

La fortezza azzurra degli anni 2000

Nella stessa giornata gli azzurri di Giovanni Trapattoni si giocano il pass per il Mondiale di Corea e Giappone contro l’Ungheria.

Al Tardini, però, si respira un’aria diversa, più tranquilla. L’Italia arriva all’ultima partita del girone, forte della propria posizione in classifica. Ma questa era la Nazionale italiana delle leggende, con Buffon tra i pali, Maldini, Totti, Cannavaro: bisognava ipotecare la qualificazione.

Gli Azzurri attaccano, cercano quella rete come dei lupi affamati in cerca della preda, non mollano di un centimetro la pressione che esercitano sull’Ungheria. Al 45′, verso fine primo tempo, arriva il fischio dell’arbitro: punizione per l’Italia.

Un giocatore prende il pallone, si posiziona e guarda la porta. Non c’è il caos dell’Old Trafford, non si percepisce la sensazione di “ultima occasione“.

Prima il tiro preciso al centimetro, poi il gol del trionfo: questa rete porta la firma di un nome, una leggenda: Alessandro Del Piero. Un tiro indirizzato nell’angolo in alto a sinistra e l’Italia vola al Mondiale.

Parma non esplode come Manchester, esulta, ma con una gioia diversa rispetto a quella inglese. Una gioia che trasmette certezza, appartenenza e fame. La felicità rappresenta quella del lucchetto sopra al pass, della riconferma della potenza fisica della rosa italiana dell’epoca. Purtroppo, lo scandalo che macchierà l’edizione 2002 della Coppa del Mondo non permetterà a questa nazionale di arrivare fino in fondo. Ma una cosa è certa: sul campo, senza condizionamenti esterni, questa squadra, questo gruppo, se la sarebbe giocata contro chiunque. Oggi sembra un sogno: quando gli azzurri facevano paura in ogni angolo del globo calcistico.

Due campioni, lo stesso destino

Due punizioni, due pomeriggi e due modi opposti di stare davanti a un pallone. Beckham calcia quando il tempo è finito, con il peso dei fischi addosso, come per scacciare l’odio accumulato dal ’98. Del Piero ha tutto il tempo del mondo: respira, guarda la porta, studia la traiettoria e calcia quasi in silenzio. Il primo ha bisogno di quel gol per riscattarsi, il secondo lo realizza perché è quello che fanno i grandi.

Il resto lo scriverà l’estate dopo. Beckham chiuderà il cerchio a Sapporo, con il rigore decisivo contro l’Argentina. Del Piero segnerà il pareggio contro il Messico a cinque minuti dalla fine, prima che la Corea del Sud fermi gli azzurri agli ottavi di finale. Ma il 6 ottobre 2001 non lo sa ancora nessuno: restano due punizioni, due gol e due biglietti per l’Asia.

Autore

  • 19 anni, studentessa di Scienze della comunicazione e aspirante giornalista sportiva. Nella redazione di Fuori Dal Gioco mi occupo esclusivamente di scrivere contenuti calcistici, italiani ed europei. Mi piace parlare di dinamiche e argomenti in maniera schietta, mettendo in evidenza punti negativi e positivi di ogni storia o giocatore che racconto.

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