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Perché ricordi il rigore di Michael Oliver?

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Perché ricordi il rigore di Michael Oliver?

11 aprile. Probabilmente per molti questa data non ricorderà nulla, a meno che non sia il vostro compleanno o anniversario. Ma per gli amanti del calcio, soprattutto per i nostri amici juventini, è un giorno impossibile da dimenticare. Perché l’11 aprile 2018 si è consumata uno degli episodi più controversi della storia della Champions League, durante il quarto di finale tra Juventus e Real Madrid. Quindi, armatevi di fazzoletti e partiamo nel nostro viaggio verso “La disfatta di Michael Oliver” e il “cuore come un bidone dell’immondizia”

Nella stagione 2017/2018, la Juventus viveva il picco del suo impero moderno. In Italia non c’erano rivali: sei scudetti consecutivi e un dominio incontrastato. Ma era in Europa che la “Vecchia Signora” aveva ritrovato il suo status d’élite. Due finali in tre anni (2015 e 2017) avevano ridato a Torino una dignità internazionale che mancava da un decennio. Contro il Barcellona quasi imbattibile e il Real Madrid dei “Galacticos”, la squadra di Allegri aveva lottato a testa alta. Se la sorte fosse stata meno cinica, oggi racconteremmo tutta un’altra storia.ù

Il percorso verso Madrid

La Juventus inizia la stagione 2017/2018 di Champions League da vice-campione di Europa dopo la Finale di Cardiff. Nel girone della vecchia formula della Champions League, la squadra bianconera incontra l’Olympiacos, campione di Grecia, lo Sporting e soprattutto il Barcellona, il quale nella scorsa edizione era stato annichilito ai quarti di finale da un 3-0 e che aveva consacrato nel calcio dei grandi Paulo Dybala.

Contro la squadra greca la Juventus non ha grandi difficoltà, imponendosi con un doppio 2-0. Contro lo Sporting invece si vedono le prime difficoltà. Infatti a Torino i bianconeri riescono a vincere con non poche difficoltà con un 2-1 in rimonta, mentre a Lisbona non si va oltre l’1-1. Invece nel doppio scontro contro il Barcellona, la Juventus non riesce a raggiungere il primato nel girone. Infatti al Camp Nou gli uomini di Luis Enrique restituiscono il risultato dello scorso anno, mentre allo Stadium si assiste ad un noioso 0-0.

L’impresa di Londra

Dopo il passaggio del turno come seconda del girone, la formazione di Massimiliano Allegri affronta il Tottenham. Gli spurs di Mauricio Pochettino è in ascesa, confermandosi come una big all’interno dei propri confini nazionali. E il club londinese è riuscita a conquistarsi il primato contro i campioni in carica della competizione, il Real Madrid. A Torino, nonostante un Pipita Higuain in grande forma, autore di una doppietta e un rigore sbagliato, gli inglese la riacciuffano sul 2-2 prima con Kane e poi con Eriksen.

A Londra va in scena una delle rimonte più iconiche della storia recente della Juventus. Infatti i padroni di casa passano in vantaggio subito con Heung-min Son, con una conclusione molto ciabattata, che però ha premiato il forcing degli Spurs. Nella reazione dei bianconeri passa anche un rigore clamoroso ai falli di Douglas Costa non sanzionato, che sembra quasi un preludio a quello che poi racconteremo. Nonostante ciò la Juventus, essendo una grande formazione, riesce con la coppia HD (Higuain-Dybala) a rimontarla.

Iconico il commento di Francesco Repice: “Se questa non è una grande squadra, io mi chiedo quali siano le grandi squadre”.

Juventus Real Madrid

La disfatta di Oliver

Poi, il Real Madrid. La voglia di vendicare Cardiff si scontra con una realtà durissima allo Stadium: 0-3 per i Blancos. Apre le danze Cristiano Ronaldo dopo due minuti e, nel momento di maggior pressione juventina, un pasticcio difensivo regala il pallone a Lucas Vázquez. Non serve descrivere il continuo: la rovesciata di CR7, la standing ovation di Torino e il primo germoglio d’amore tra il portoghese e il popolo bianconero. Marcelo chiude i conti su una Juve in dieci per l’espulsione di Dybala.

Il ritorno al Bernabéu sembra una gita di cortesia, ma il motto è uno solo: Fino alla fine. La sblocca Mario Mandžukić dopo due minuti, una testata che gela Madrid e riapre una ferita che sembrava rimarginata. La Juve ruggisce, Buffon para tutto e ancora Mandžukić sovrasta Carvajal per lo 0-2. Il Bernabéu trema davvero.

Nella ripresa, il miracolo si completa: Navas commette un errore imbarazzante e Matuidi spinge in rete lo 0-3. Il totale dice 3-3. Il Real è umiliato, i supplementari sono a un soffio. Poi, il delirio. Cross di Kroos, sponda di Ronaldo e contatto Benatia-Vázquez: l’arbitro Michael Oliver indica il dischetto al 93°. Non c’è bisogno di raccontare il continuo: l’espulsione furibonda di Buffon, il rigore trasformato da Ronaldo sotto l’incrocio con il povero Szczesny che può solo guardare . La Juve vince 1-3, ma il Real scivola in semifinale tra il veleno di una qualificazione sporca. Quella notte, alla Juve non riuscì la replica dell’impresa della Roma del giorno precedente. Rimase solo la cenere di una notte leggendaria rovinata da un fischio.

Real Madrid Juventus, Michael Oliver
Proteste Buffon, Real Madrid-Juventus

L’episodio

L’episodio è stato molto discusso nei giorni, e anche mesi a seguire. Si è parlato dell’identità del fallo di Benatia su Lucas Vazquez. L’intervento del difensore marocchino non è stato dei più belli esteticamente, ma vedendo alcuni replay si vede che tocca chiaramente la palla prima di colpire inevitabilmente il calciatore del Real. Ma probabilmente la cosa più grave non è nella valutazione del fallo in sé, ma è in proporzione al momento della partita, come ha spiegato successivamente anche Buffon ai microfoni. Un quarto di finale di Champions League, all’ultimo minuto, dopo una rimonta eroica. E come ciliegina sulla torta espellere il capitano della Juve, per delle proteste del tutto giustificate. Prendere questo tipo di decisione afferma un comportamento molto superficiale del direttore di gara.

Arbitraggio in Europa

Quello del Bernabéu resta forse l’episodio più scandaloso degli ultimi anni per un’italiana in Europa. Ma la cronaca ci insegna che questi errori sono una tassa fissa: dal gol in fuorigioco del Bayern contro la Fiorentina di quindici anni fa all’episodio di Taylor in finale di Europa League ai danni della Roma. Quasi sempre in Italia, ci lamentiamo (giustamente) della nostra classe arbitrale, ma i problemi non hanno confini. La grande differenza è che personaggi come Oliver o Taylor possono rovinare partite ben più importanti delle nostre partite di campionato. E quando il livello delle partite si alza, bisogna fare lo stesso con la classe arbitrale.

Gli sconfitti che fecero la storia

Oggi, di quell’11 aprile, non restano solo le polemiche o le parole al veleno del post-partita, ma l’immagine di una squadra che ha saputo sfidare l’impossibile. Perché se il tabellino dà ragione al Real Madrid, la storia ricorda il brivido di una “Vecchia Signora” che ha fatto tremare lo stadio più importante della storia del calcio. Quella partita è stata la dimostrazione che per entrare nella storia di questo sport non bisogna essere necessariamente un vincitore.

Autore

  • Laureato in Scienze della Comunicazione e appassionato di calcio. Mi occupo di far dialogare strategia comunicativa e cultura sportiva, trasformando la passione in narrazione professionale.

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