02 Aprile 2026
La tecnologia, in qualsiasi settore, è ormai in rapidissima evoluzione e ciò che fino a qualche tempo fa era la dato per scontato, oggi può essere ribaltato da nuove scoperte. Talvolta, però, bisogna fare i conti con l’imprevedibilità del nuovo e scoprire dei lati oscuri di quelle che sembravano essere delle innovazioni pazzesche. Anche nel calcio, chiaramente, la tecnologia sta prendendo il sopravvento. Ormai da anni ci sono Goal Line Technology e VAR, che evitano molti errori ma allo stesso tempo — secondo i puristi — tolgono estemporaneità al gioco. Poi ci sono tutti i sistemi di tracciamento (pettorine, palloni) e lo scouting fatto attraverso sistemi avanzatissimi di lettura dei dati. Anche qui, aumentano la profondità dell’analisi, ma secondo alcuni non possono sostituire l’occhio umano di un grande allenatore o dirigente. Ultimo, in ordine di introduzione, il fuorigioco semi-automatico, che velocizza le scelte arbitrali, ma da molti è considerato una forzatura.
Ebbene sì, come tutte le cose, soprattutto quelle nuove, hanno pro e contro. Ci sono i tradizionalisti, che fanno fatica ad accettarle. E i progressisti, che non vedono l’ora dell’implementazione dell’ultima innovazione. Oggi, però, analizziamo una tecnologia recentemente introdotta nel mondo del calcio, che potrebbe avere un contro non trascurabile. Stiamo parlando di quella che potrebbe essere la causa dei tanti infortuni in casa Real Madrid. L’ultimo, cronologicamente parlando, è quello di Rodrygo Goes, che a inizio marzo subito la rottura del legamento crociato anteriore, la quale gli costerà tutto il finale di stagione e anche il Mondiale. Ma negli ultimi anni non è stato l’unico, ma l’ultimo di un preoccupante trend che sta creando dibattito in casa Real. E tra le tante ipotesi che sono state fatte, la più accreditata riguarda il campo retrattile, che sembrerebbe poter accentuare questo tipo di infortuni.

Dopo un investimento di portata miliardaria e una lunga attesa per i lavori, il Real Madrid ha inaugurato il nuovo Bernabeu a fine estate 2023. Con lo stadio è stato potenziato, con interventi simili, anche il centro di Valdebebas. Da quel momento tra le fila dei Blancos ben sette giocatori hanno subito infortuni al crociato. Il primo Thibaut Courtois, fermatosi il 10 agosto 2023 in allenamento. A pochi giorni di distanza stesso destino per Eder Militão. Dopo è toccato al canterano Joan Martinez, unitosi momentaneamente in prima squadra. In un 2023 da incubo per le Merengues, il 17 dicembre 2023 è David Alaba che subisce la stessa lesione dei suoi compagni, in un Real Madrid-Villarreal.
Nella stessa partita della stagione successiva, a ottobre 2024, è invece Dani Carvajal a infortunarsi. Un mese dopo, in Real Madrid-Osasuna, ancora Militão. Ancora un problema al ginocchio. E infine arriviamo a Rodrygo, lesionatosi il 2 marzo scontro contro il Getafe. La preoccupante coincidenza? Sei di questi sette infortuni sono accorsi al Santiago Bernabeu o presso il centro di allenamento dei Galacticos.
Da due anni il club di Florentino Perez ha implementato una specifica tecnologia, ossia il campo retrattile. Quest’ultimo è stato il fiore all’occhiello della ristrutturazione dello stadio di casa dei madrileni, che hanno poi uniformato anche i campi 1, 2 e 3 di Valdebebas, che non sono retrattili, ma comunque ibridi a basso spessore. E da qui, escludendo la possibilità di una maledizione o di una tremenda coincidenza, sorge un dubbio: non è che questa nuova tecnologia c’entra qualcosa?
A sostegno di questa tesi ci sono altri indizi: al di là delle lesioni ai crociati, altri giocatori come Camavinga, Mbappé, Rudiger e Guler sono rimasti out sempre per problemi (più o meno gravi) alle ginocchia. Varie fonti, pertanto, riportano una possibile connessione tra i nuovi campi retrattili e gli infortuni. Sicuramente il terreno di gioco non può essere l’unico imputato. La preparazione, i tanti impegni e la sfortuna giocano un ruolo da concause, ma — come scrive Defensa Central — la società Real Madrid starebbe avviando delle investigazioni interne.

A giudicare dall’elevato numero di infortuni avvenuti su questi campi dal 2023 a oggi, una spiegazione ci deve essere. E in questo caso è la scienza a venirci in aiuto. In un classico campo da gioco ci sono circa 25 centimetri di terra, che separano il manto erboso dallo strato sottostante. I campi retrattili, invece, devono obbligatoriamente essere più leggeri e dunque, al di sotto del manto erboso, ci sono solo pochi centimetri di terra. Successivamente si trova una lastra di metallo, che permette lo spostamento delle zolle. Essendo così sottile, il terreno si compatta e così può capitare che, affondando i tacchetti, il piede rimanga bloccato.
Ed effettivamente, guardando le dinamiche delle lesioni sopracitate, alcune appaiono spaventosamente simili. Escluso quello di Dani Carvajal, chiaramente causato da un trauma contusivo, quelli di Alaba, Militão e Rodrygo hanno tutti la stessa dinamica. Piede che si pianta, gamba che subisce una torsione anomala e ginocchio che fa crack.
Il rapporto di causa effetto tra l’innovativo terreno implementato dai Blancos e gli infortuni ai legamenti non è ancora stato accertato, ma c’è un altro caso in Europa che farebbe sorgere ulteriori dubbi. Stiamo parlando del Tottenham. Come lo stadio delle Merengues, anche il New Tottenham Hotspur Stadium — messo a nuovo nel 2019 con ingenti spese di ristrutturazione — è dotato di un campo retrattile.
Ebbene, anche tra gli Spurs le lesioni al ginocchio non sono poche. Nell’ultimo anno e mezzo, tra le fila dei Lilywhites ci sono state quattro rotture del crociato anteriore (Dragusin, Kulusevski, Odobert e Maddison). Le prime tre sono avvenute in match casalinghi. Lo stesso Maddison, che si è infortunato nella pre-season in Giappone, già a maggio — nella gara di Europa League in cui il Tottenham ospitava il Bodø/Glimt — aveva avuto un serio problema al ginocchio. Perciò, per quanto, la sfortuna non abbia limiti, il tema dei campi retrattili merita certamente degli approfondimenti.
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