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Macerie Azzurre: perché Inter, Milan e Juve sono lo specchio della nostra crisi

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Calcio, Serie A –

Macerie Azzurre: perché Inter, Milan e Juve sono lo specchio della nostra crisi

Forse il calcio italiano andrebbe raso al suolo e ricostruito dall’inizio, ma la verità è che non si può tornare indietro e mentre guarderemo il terzo Mondiale di fila dal divano, ci restano solo i lamenti di Gravina e le incertezze di Malagò, in un clima in cui tutto tace e a nessuno sembri realmente importare delle sorti del calcio italiano. Il riflesso di cosa sia oggi il calcio in Italia ci viene dato su larga scala dai tre club dell’Ave Maria: Inter, Milan e Juventus.

Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, calcio italiano
Immagine dalla pagina ufficiale Facebook dell’Inter

Il capolavoro nerazzurro

Con molta probabilità, i nerazzurri si apprestano a cucirsi sul petto uno scudetto meritato. Dopo un avvio un po’ incerto, da Natale in poi l’Inter ha viaggiato a velocità di crociera, vincendo le partite chiave e riducendo al minimo gli errori. Poco importano i derby persi o lo scivolone in Supercoppa: la vera macchia, però resta la Champions League. Da una squadra vice-campione d’Europa ci si aspettava ben altro che un’uscita di scena per mano del Bodo Glimt; un’impresa per i norvegesi, ma una “buccia di banana” imperdonabile per l’Inter, scivolata fuori dall’Europa prima ancora degli ottavi. Nonostante ciò, con un campionato quasi in tasca e una finale di Coppa Italia tutta da vivere, il bilancio resta ampiamente positivo.

Il dato che fa riflettere è la continuità: l’Inter si appresta a vincere il terzo scudetto in otto anni, l’era segnata dall’arrivo di Beppe Marotta. Il fatto clamoroso è che Chivu – visto con scetticismo all’inizio – sarebbe il terzo allenatore diverso a trionfare, dopo Conte e Inzaghi. Sintomo che la rosa dell’Inter è forte da otto anni, nonostante i vari giocatori cambiati da una stagione all’altra. In quasi un decennio, i nerazzurri non hanno solo collezionato titoli nazionali (Scudetti, Coppe Italia e Supercoppe Italia) e finali europee (una di Europa League, due di Champions League), a questo aggiungi il fatto che quando l’Inter non ha vinto lo Scudetto è sempre arrivata seconda lottando fino all’ultimo, solo nel 2023 è arrivata terza.

Quello di Beppe Marotta è stato un vero capolavoro sportivo ed economico: nonostante i debiti della gestione Zhang e l’attuale gestione americana. La società è riuscita a risanare i conti, talvolta sacrificando delle pedine fondamentali e riuscire a raggiungere la parità di bilancio, il tutto senza indebolire la rosa e senza rinunciare a vincere. Il modello Inter si conferma un unicum nel nostro calcio, capace di far convivere conti in ordine e successi; un modello a cui, forse, solo il Napoli di De Laurentiis è riuscito ad avvicinarsi.

Milan '25\26, calcio italiano
Immagine dalla pagina ufficiale Facebook del Milan

Le due facce del Milan

Dall’altro lato del Naviglio, invece, il panorama è meno brillante. Se il capolavoro di Marotta è totale, quello del Milan è solo parziale.
Quest’anno Massimiliano Allegri è riuscito a dare una coerenza alla squadra, facendo un ottimo lavoro, forse overperformando in alcuni casi, ma l’obiettivo richiesto dalla società non era vincere, ma rientrare tra le prime quattro e il tecnico di Livorno lo ha fatto egregiamente. La stagione del Milan è tutto sommato buona, gli unici nei sono la Supercoppa Italia e l’essere usciti dalla Coppa Italia troppo presto. Poi sicuramente il gioco latita, ma è anche vero che la rosa non è al livello di quella nerazzurra.

Le incognite su una eventuale permanenza di Allegri in rossonero sono tante, anche se la linea della società sembra quella di voler continuare con l’attuale tecnico e provare ad accontentarlo sul mercato. Tuttavia la sensazione è che al Milan ci siano più anime a convivere nel medesimo corpo e questo non rende molto fluido il processo decisionale.

Infatti, sebbene la dirigenza abbia risanato il bilancio, prima con Elliott e poi con RedBird addirittura generando degli utili grazie ad una gestione oculatissima delle risorse, il bottino sportivo degli ultimi 8 anni – uno scudetto e una finale di Supercoppa – appare magro rispetto ai rivali. La sensazione è che la proprietà sia più interessata alla salute finanziaria che alla gloria: l’obiettivo minimo è il quarto posto per non perdere gli introiti Champions, pronti a sacrificare un pezzo pregiato se l’obiettivo sfuma. Una logica razionale, certo, ma vincente? Chiedetelo ai tifosi. Con una struttura tecnica che vede Ibrahimovic, Furlani e il nuovo tandem Tare-Allegri, riusciranno nell’impresa di riportare la squadra dalle sette Champions League alla vittoria? Al momento sembra più una speranza che un obiettivo reale.

Luciano Spalletti e Kenan Ylidiz, calcio italiano
Immagine dalla pagina ufficiale Facebook della Juventus

Il caos della Juventus 

Infine, ci spostiamo di qualche chilometro e andiamo a Torino, sponda Juventus. Ennesima stagione anonima in casa bianconera, mai protagonista per la lotta scudetto, con l’ennesimo allenatore cambiato, usciti a “testa alta” dalla Champions League e dalla Coppa Italia. Come diceva qualcuno, ancora una volta l’annata si concluderà con zeru tituli.

Dopo aver lasciato il testimone all’Inter, i bianconeri non sono più riusciti nemmeno a lottare per lo scudetto. Sono sei anni di vuoto assoluto, sei anni di ricostruzione, investimenti sbagliati, in cui sono stati cambiati Cda, presidenti, direttori sportivi, allenatori, giocatori, preparatori. Ma la verità è che a Torino erano abituati a ben altro. Alla Juventus si esoneravano allenatori dopo che avevano vinto scudetti, adesso la Vecchia Signora sembra essersi fossilizzata al quarto posto. Il ritornello è sempre uguale: in estate si fa mercato, spendendo fior fior di milioni, con l’obiettivo di ritornare a vincere e a maggio si riesce ad agguantare la qualificazione in Champions per il rotto della cuffia.

La Juventus di oggi rappresenta l’esatto opposto dell’Inter e, sotto diversi aspetti, è anche inferiore al Milan nella gestione economica. Negli ultimi anni ha investito cifre enormi, appesantendo il bilancio senza però ottenere risultati all’altezza. Spendere tanto non è un problema se porta vittorie; il problema nasce quando alle spese non corrisponde alcun ritorno, né sportivo e né economico.

Basta guardare al mercato recente: dei tanti giocatori acquistati, sono pochi quelli che hanno realmente inciso o giustificato l’investimento. Troppi acquisti si sono rivelati deludenti, contribuendo a creare una squadra costosa ma poco competitiva.

Forse la scelta di Luciano Spalletti in panchina è stata la mossa giusta. Il tecnico toscano in poco tempo è riuscito a dare un’identità, personalità e un gioco godibile dopo anni di vacche magre. La percezione è che la dirigenza in accordo con l’allenatore voglia ritornare a essere protagonista e questo viene confermato dal rinnovo dei giocatori più rappresentativi come Yildiz, Mckennie e Locatelli. Vedremo se alla lista si aggiungerà anche Vlahovic, tuttavia molto dipenderà dal mercato che verrà fatto in estate. L’ennesimo.

Il riflesso sulla Nazionale e un futuro incerto

La situazione dei “tre dell’Ave Maria” è più che drammatica. I risultati deludenti di Milan e Juventus si riflettono, come un ritratto alla Dorian Gray, anche sulla Nazionale: il solo blocco dell’Inter non basta per portare l’Italy national football team al Mondiale. Servirebbe affiancare un blocco Juve e uno Milan, ma entrambe, per motivi diversi, hanno investito poco sia sulla competitività sia sui giovani italiani, penalizzando sé stesse e, di riflesso, l’intero sistema calcio.

Per concludere, brava l’Inter: il vero colpo è stato portare in società Beppe Marotta. Il Milan quest’anno ha fatto il suo, ma ogni tanto vale la pena ricordare che vincere è un obiettivo, non un dettaglio. Alla Juventus, invece, un in bocca al lupo: il “mago di Certaldo”, Luciano Spalletti, può anche trovare qualche soluzione, ma qui servono più miracoli che magie.

Il calcio italiano, ormai, va “a disoneste”: non è solo una battuta sulla sua pochezza, ma una realtà che trova eco anche nella recente inchiesta della Procura di Milano. E il sentimento che resta è uno solo: amarezza.

Autore

  • Mi chiamo Giuseppe Lo Bosco e scrivo per Fuori dal Gioco. La mia narrazione si muove su un doppio binario: l’analisi del motorsport contemporaneo e il racconto del calcio, tra cronaca odierna e memoria storica. Amo analizzare il presente ricercandone le radici profonde, per offrire una prospettiva capace di andare oltre il semplice evento sportivo.

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