FuoriDalGioco Gli sport che ami, la voce che cercavi
“El derbi de la hermandad”: il derby dei paesi baschi

8 min di lettura

Calcio, Campionati esteri –

“El derbi de la hermandad”: il derby dei paesi baschi

I Paesi Baschi sono una terra situata nel nord della Spagna, a ridosso del confine francese, contraddistinta da un viscerale senso di identità e da un legame profondo con le proprie radici. Una parte consistente della popolazione locale non si riconosce nell’autorità centrale, rivendicando con orgoglio un netto distacco politico e culturale da Madrid. Questo spirito identitario si riflette in modo potente nel calcio con i derby tra le squadre basche. Nelle città della regione il senso di appartenenza è totalizzante, con sciarpe e bandiere che colorano vicoli e piazze, e le sfide contro i club della capitale cariche di una tensione agonistica senza pari.

Le formazioni più celebri a rappresentare questo territorio sono l’Athletic Club a Bilbao, la Real Sociedad a San Sebastián e il Deportivo Alavés a Vitoria-Gasteiz nella Liga, affiancate dall’Eibar in Segunda División.

Se nei confronti delle compagini madrilene la rivalità tocca vette incandescenti, tra le mura amiche il clima si ribalta completamente. Lontani dall’astio e dalle violenze tipiche di tanti derby europei, i confronti interni baschi rappresentano i cosiddetti “derby della fratellanza”. Una vera festa popolare fondata su rispetto e condivisione, dove tifoserie rivali riempiono insieme le strade e gli spalti prima del fischio d’inizio. Il confronto più iconico è senza dubbio quello tra Athletic Bilbao e Real Sociedad.

Il derby Athletic Bilbao-Real Sociedad

Quando si parla di derby dei Paesi Baschi si pensa subito alla sfida tra l’industriale Bilbao e l’aristocratica San Sebastián. È un confronto che va avanti da oltre cent’anni, ma che nel tempo non ha mai perso il suo valore cardine: la fratellanza. Nonostante sia il match più sentito, anche per via dell’alto livello tecnico delle due formazioni, il legame tra le due tifoserie è rimasto immutato in tutti questi decenni.

Prima della partita si respira un’aria insolita per un classico derby. L’atmosfera è leggera e spensierata, senza schieramenti straordinari delle forze dell’ordine a presidiare la città. I tifosi possono indossare tranquillamente i propri colori sociali senza timori né disagi. Nelle strade è del tutto normale vedere sostenitori avversari fare amicizia il giorno stesso della gara. Gomito a gomito nei bar a gustare i tipici pintxos.

DERBY BASCO
Facebook, Athletic Bilbao

La calle Pozas

Prima del fischio d’inizio, il punto nevralgico di ritrovo per i tifosi a Bilbao è Calle Licenciado Poza, nota a tutti semplicemente come Pozas. Si tratta della via che attraversa il quartiere di Indautxu e termina direttamente sul piazzale del leggendario stadio San Mamés. Qui, a poche centinaia di metri dagli ingressi dell’impianto, si trovano due locali storici posizionati uno accanto all’altro: il bar Poza 40 e il Poza 42.

Nelle tre o quattro ore che precedono il match, la strada viene completamente invasa da migliaia di sostenitori. I locali e i marciapiedi antistanti si riempiono per il consueto pre-partita a base di birra, txakoli (il tipico vino bianco basco) e pintxos. Con tifosi dell’Athletic e della squadra ospite che bevono e cantano insieme nello stesso spazio, senza cordoni di sicurezza né tensioni. Con l’avvicinarsi della gara, chi non possiede il biglietto rimane all’interno dei locali per seguire la sfida davanti ai maxischermi.

Rivali ma non nemici

Attenzione però a non fraintendere: le due squadre non saranno nemiche, ma restano pur sempre rivali. I gol si festeggiano con foga. Le battute e le provocazioni sono vive come in qualunque altra grande sfida calcistica. Le sconfitte bruciano di più e le vittorie si assaporano meglio, proprio perché l’indomani, al lavoro, il collega della sponda opposta non perderà occasione per infierire con qualche battuta pungente.

A volte c’è chi oltrepassa il limite per banale rancore, ma quando viene vissuto con il giusto spirito, questo sano e brillante sfottò è proprio ciò che rende il derby basco una delle partite più speciali, calde e affascinanti da vivere.

Tradimenti amichevoli

Nonostante il grande affetto che unisce le due piazze, questa rivalità così viscerale ha portato molto spesso al paradosso dei “tradimenti amichevoli”. Strappi improvvisi in cui l’Athletic Club, stretto nella gabbia dorata della propria politica autarchica che gli consente di pescare unicamente nei confini baschi, ha ceduto alla tentazione di bussare alla porta dei cugini per portarsi via i pezzi più pregiati di casa Real Sociedad.

Operazioni a suon di clausole rescissorie che non hanno mai distrutto l’amicizia di fondo, ma che hanno mostrato il volto più spietato e disincantato di una convivenza tanto calorosa quanto complessa.

Il primo vero spartiacque di questa convivenza complessa risale all’estate del 1989 con il clamoroso passaggio di Lorenzo Juarros “Loren”. Prodotto purissimo del vivaio di Zubieta e idolo della tifoseria di San Sebastián. L’attaccante fu acquistato dall’Athletic attraverso il pagamento della clausola rescissoria di 300 milioni di pesetas, all’epoca una cifra record per l’intero calcio spagnolo.

Nonostante la storica vicinanza tra le due realtà, lo strappo fu vissuto come un colpo basso alla fratellanza basca. I rapporti diplomatici tra le due dirigenze si congelarono all’istante e la ferita fu talmente profonda da spingere la Real Sociedad a una svolta epocale. Rompere la propria tradizione autarchica e acquistare il primo calciatore straniero della sua storia moderna, l’irlandese John Aldridge.

Iñigo Martínez

A distanza di quasi trent’anni, la dinamica si è ripetuta con una ferocia emotiva se possibile ancora più marcata nel gennaio 2018 con Iñigo Martínez. Difensore centrale di livello internazionale, vice-capitano designato ed emblema dell’orgoglio txuri-urdin, Martínez aveva più volte rassicurato la propria gente dichiarando apertamente che non avrebbe mai vestito la maglia dei rivali. Tuttavia, forte della liquidità incassata dalla cessione di Laporte al Manchester City, Bilbao versò senza esitare i 32 milioni di euro della clausola. Lo sconcerto a Donostia fu tale che il club reagì con un’amara e iconica iniziativa. Offrire ai tifosi la sostituzione gratuita della maglietta numero 5 con una nuova divisa recante il motto “Ya es historia”.

Un secondo, doloroso “tradimento in famiglia”. A prova del fatto che nel derby basco ci si può voler bene come fratelli, ma quando scende in campo il mercato, l’Athletic non fa sconti a nessuno.

L’episodio della Ikurriña

5 dicembre 1976. Il prato del vecchio stadio di Atotxa fu teatro di uno dei momenti più coraggiosi della storia dello sport moderno. A un anno dalla morte di Franco, l’ikurriña (la bandiera basca) era ancora formalmente fuorilegge e severamente perseguitata dal regime in transizione.

Prima del derby tra Real Sociedad e Athletic Club, i capitani Inaxio Kortabarria e José Ángel Iribar scelsero di anteporre l’identità alle divisioni di classifica. Compiendo un clamoroso atto di disobbedienza civile.

Uscirono insieme dagli spogliatoi tenendo tra le mani la bandiera clandestina e camminarono verso il centro del campo tra il boato commosso dello stadio e lo sguardo attonito della polizia. Quell’immagine di fratellanza superò all’istante ogni rivalità sportiva. Trasformando una partita di calcio in un manifesto di coesione popolare e spianando la strada alla definitiva legalizzazione del vessillo, giunta appena poche settimane dopo.

L’astio verso Madrid

Il celebre gesto di Atotxa non fu soltanto un manifesto di unità basca, ma l’ennesima riaffermazione di una distanza incolmabile dalla capitale. Una contrapposizione secolare che dalla politica scivola inevitabilmente sul prato verde, trasformando le sfide contro le compagini di Madrid in veri e propri banchi di prova identitari.

È contro Real Madrid e Atletico Madrid che la tensione tocca i picchi più alti: le due formazioni incarnano, nell’immaginario collettivo, il volto del potere centrale da sfidare a ogni costo. Una rivalità aspra, che soprattutto nei confronti dei colchoneros ha vissuto pagine drammatiche e scontri storici anche fuori dagli stadi.

Questo rifiuto dell’egemonia centrale spiega anche il rapporto distaccato con la Selección. Per una parte consistente della popolazione locale, le vittorie della nazionale spagnola non rappresentano motivo di festa: emblematico è stato il silenzio delle strade di Bilbao o Donostia in occasione dei trionfi mondiali ed europei.

Un paradosso affascinante, considerato che da decenni le cantere di Euskadi forgiano i campioni più determinanti proprio per i successi di quella Spagna che molti, da quelle parti, faticano a sentire come propria patria.

Derby basco o derby italiano?

Il derby basco racconta una storia totalmente diversa dalla classica stracittadina italiana. In Italia le sfide cittadine portano spesso con sé un clima teso ed esasperato, segnato da frizioni ricorrenti che travalicano il semplice sfottò da ufficio. I fattori in gioco sono molteplici: la conformazione geografica, il peso storico dei club, il modo viscerale in cui una città respira la domenica di campionato. Viene spontaneo chiedersi: quale modello è più “giusto” seguire?

Sul piano dei principi fondanti dello sport, fondati su lealtà e rispetto, la risposta pende inevitabilmente verso il modello basco. Nelle grandi sfide, tuttavia, entrano in campo dinamiche che trascendono il terreno di gioco — pulsioni sociali, politiche e territoriali che finiscono per dettare legge. Diventa perciò arduo etichettare un modello come universalmente corretto, poiché ogni derby riflette in modo autentico la propria comunità.

Se definire cosa sia ideale resta complesso, identificare ciò che è inaccettabile è chiarissimo: la violenza. La sopraffazione fisica non appartiene allo sport e a chi ama davvero la propria squadra. Si tratta del pretesto di chi usa il calcio per sfogare la propria inciviltà.

Autore

  • Laureato in Scienze della Comunicazione e appassionato di calcio. Mi occupo di far dialogare strategia comunicativa e cultura sportiva, trasformando la passione in narrazione professionale.

Leggi altro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti