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Lo svincolato che sogna la Serie A: a chi serve Icardi?

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Calcio, Serie A

Lo svincolato che sogna la Serie A: a chi serve Icardi?

Il valore di un giocatore solitamente tende a diminuire nel tempo a causa dell’età che avanza e della diminuzione di movimento atletico. Ma come ci insegna il calcio, si parla solo di valore economico. Il valore da giocatore è per sempre e Mauro Icardi ne è l’esempio lampante.

Gli anni passano, il tempo pure, ma Maurito rimane incisivo in ogni squadra dove firma.

“Il calcio è quello sport che si gioca 11 contro 11, ma alla fine segna sempre Mauro Icardi”. Se si parla dei 16 metri, “perché in area di rigori non ci sono paragoni”: l’argentino è un fuoriclasse, con il 95% delle reti realizzate in area, tra penalty e tiri.

Ma esiste sempre spazio per chi, in un’epoca di attaccanti-costruttori e falsi nueve, ha basato la propria carriera interamente sul gioco in area di rigore?

Icardi e Inter: quello che poteva essere.

Se si parla di Mauro Icardi, è difficile non rivangare subito al suo periodo nerazzurro, forse il vero salto di qualità che cambia per sempre la vita all’argentino. Facciamo un breve recap. Sei anni, due titoli di capocannoniere, 124 gol in campionato e tantissime polemiche. Questo ha rappresentato la maglia nerazzurra per Icardi, oltre che a una storia d’amore terminata nel peggiore dei modi.

Il passo falso, che costerà a Maurito la sua carriera, sarà l’incontro con Wanda Nara.

La donna che rovinerà il giocatore, dentro e fuori dal campo.

Le prime tensioni tra Icardi e l’Inter sono il risultato di alcune dichiarazioni della donna sul futuro del marito, che creano una rottura mai chiarita pubblicamente, ma evidente agli occhi di ogni tifoso.

Arriva la cessione al PSG, che conferma la crepa totale tra la famiglia Icardi e la dirigenza.

Finalizzazione suprema

In questa storia, una fetta della colpa viene attribuita a tutti: da Wanda Nara, a Luciano Spalletti, allenatore dell’Inter all’epoca, fino al giocatore stesso. Resta però una certezza: il talento di Mauro Icardi non è mai stato messo in discussione. In anni difficili per il club, fu il vero e proprio trascinatore di una squadra lontana dai vertici.

Ciò che ha però compromesso la sua parabola è stata l’incapacità di separare le vicende personali da quelle professionali.

Una storia d’amore finita male, che ha lasciato l’Inter senza il suo capitano e Icardi senza quel futuro da protagonista assoluto che sembrava già scritto.

Come Wanda Nara ha inciso sul futuro di Icardi

C’è un elemento della parabola di Icardi che meriterebbe un’analisi a sé, al di là della cronaca sentimentale: l’importante passaggio di Wanda Nara da moglie a procuratrice di Icardi nel 2015 e l’impatto che quest’ultima ha avuto sul giocatore stesso.

L’entrata in scena della show girl argentina nella vita lavorativa di Mauro ha rappresentato la distruzione della sua carriera calcistica.

Le dichiarazioni a Tiki Taka, la gestione interamente pubblica delle trattative e l’esposizione del giocatore anche nella sfera privata: elementi che hanno finito per sovrapporre la dimensione personale con quella sportiva.

Poi la revoca della fascia da capitano, il finto infortunio per non presentarsi alla convocazione in Europa League.

Una situazione che rendeva difficile alla dirigenza nerazzurra distinguere le richieste e le scelte del giocatore da quelle dell’agente, con la conseguente frattura totale tra le due parti. Attribuire la ragione o il torto a qualcuno è pressoché inutile, ma una cosa è chiara: la doppia identità della donna è stato un malus nel percorso dell’argentino. Tutta questa parabola neroazzurra di Maurito conferma come tante volte la reputazione e la carriera non dipendono esclusivamente dai gesti tecnici e dai gol. Tutto quello che accade fuori dalle quinte (dichiarazioni, puntualità, umiltà, rapporti personali con allenatore e compagni…) incide più del rettangolo di gioco.

Wanda Nara e Mauro Icardi

La rinascita in Turchia

Il periodo a Parigi non rende come sperato: in Francia è tutto un susseguirsi di litigi e fallimenti, tra i pochi gol e il rapporto ormai incrinato con Wanda Nara. Quello che avrebbe dovuto rappresentare il definitivo salto nell’élite del calcio europeo si rivela invece l’inizio della fase più difficile della sua carriera. Tuttavia, la scelta di passare al club francese forse non fu la migliore: quante speranze aveva Icardi di potersela giocare con Neymar, Mbappé e Cavani? Pochissime, specie con il sistema di gioco del Psg di quegli anni.

Le richieste del club parigino in quegli anni erano di partecipare alla costruzione, di attaccare la profondità e di legare il gioco con l’esterno: tutte caratteristiche lontane dal modo di Icardi.

In un sistema praticamente estraneo dal suo modo di giocare, l’intesa tra le due parti crollò senza nemmeno cominciare.

In Francia Icardi tocca quota 64 presenze e 23 reti in tre stagioni, un dato shock conoscendo le capacità tecniche del giocatore.

La svolta arriva con il prestito in Turchia: col Galatasaray Icardi rinasce. 23 gol e 8 assist in 26 partite disputate: la stella è tornata a brillare. Ritrova fiducia, continuità e l’amore per questo sport.

Ritrovare sé stessi

Se con i francesi l’amore non sia mai realmente sbocciato, coi Leoni del Bosforo trova il suo posto.

La causa è sempre la stessa: la creazione di un progetto intorno al modo di essere di Icardi, senza imporre nuove identità di gioco all’argentino, ma piuttosto seguendo e fondendosi con la sua.

I risultati della scelta si notano: in quattro anni, le reti complessive in giallorosso sono 65, cifra raddoppiata totalmente se si pensa al PSG. Uno schiaffo definitivo ai mille pensieri e alle chiacchiere, tornando a far parlare di sé solo ed esclusivamente per ciò che accade sul campo.

A 33 anni, Mauro Icardi fa ancora la differenza, qualunque maglia indossi.

Icardi in Serie A: ritorno di fiamma o semplice suggestione?

Senza l’accordo trovato col Galatasaray, Maurito è ufficialmente svincolato dallo scorso 30 giugno. I rumors di calciomercato lo affiancano a diversi club, anche di Serie A.

È vero, magari non sarebbe esattamente di primo pelo, ma potrebbe far comodo a molte squadre. Ma quale potrebbe essere la destinazione di Icardi?

Il ritorno della fiaba tra Mauro e l’Inter sarebbe meraviglioso ma ormai irrealizzabile.

Nella squadra di Cristian Chivu, infatti, Icardi troverebbe pochissimo spazio alle spalle di una coppia consolidata come Lautaro Martínez e Marcus Thuram, oltre a inserirsi in un ambiente profondamente cambiato rispetto a quello che lasciò.

Sempre con un occhio sul Nord Italia, ad aver chiesto informazioni sul bomber c’è stato anche il Como, pronto a creare una vera e propria squadra da Champions. Probabilmente potrebbe essere davvero un colpo intelligente per i lariani, ma con un necessario adattamento al gioco dell’argentino. Bisognerebbe accantonare la costruzione e il pressing alto di Fabregas, optando maggiormente per l’idea di servire con continuità Maurito.

Un altro grande problema sarebbe l’ingaggio. In Turchia ammontava a 10 milioni a stagione, una cifra elevatissima per gli standard di Serie A, nonostante i biancoblu abbiano dimostrato più volte di non badare a spese.

Il vero quesito da porsi però, è: esiste ancora una squadra in grado di costruirsi attorno ai Icardi?

Esiste un club grado di basare un intero progetto sul giocatore per ottener la sua massima resa tecnica?

Tra suggestioni romantiche e valutazioni più concrete, il nome di Icardi continuerà inevitabilmente a far discutere. E chissà che, alla fine, non possa davvero aprirsi un nuovo capitolo italiano per uno degli attaccanti più discussi e decisivi degli ultimi dieci anni.

Mauro Icardi rimane un paradosso vivente del calcio moderno: un centravanti letale, spietato e praticamente insostituibile quando si tratta di fare la sola cosa che conta davvero, buttare la palla dentro. Chiunque deciderà di scommettere ancora su di lui non acquisterà soltanto un calciatore o un vecchio caso mediatico, ma un vero e indomabile animale d’area di rigore.

Autore

  • 19 anni, studentessa di Scienze della comunicazione e aspirante giornalista sportiva. Nella redazione di Fuori Dal Gioco mi occupo esclusivamente di scrivere contenuti calcistici, italiani ed europei. Mi piace parlare di dinamiche e argomenti in maniera schietta, mettendo in evidenza punti negativi e positivi di ogni storia o giocatore che racconto.

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