04 Agosto 2026
Un numero sta riscrivendo le regole del calciomercato in Turchia prima ancora che inizi la stagione: 14. Ma 14 cosa? È il tetto massimo di calciatori stranieri che ogni club di Süper Lig potrà tesserare per la stagione 2026-2027. Dieci senza vincoli d’età, quattro obbligatoriamente nati dal 1° gennaio 2003 in poi. La regola si chiama infatti “10+4”, e da mesi sta mettendo l’uno contro l’altro i club e la federcalcio turca. Uno scontro che ha più il sapore di un regolamento di conti che di una riforma tecnica.
La Türkiye Futbol Federasyonu ha ufficializzato questa nuova regola il 21 maggio 2026 nel documento “Süper Lig Futbolcu Uygunluğu”. Inizia così un braccio di ferro tra TFF e club turchi che attualmente, a mercato aperto e squadre già in ritiro, resta tutto da risolvere. E dulcis in fundo: nella Lista A, che può contenere al massimo 28 giocatori, almeno 14 devono comunque risultare idonei alla Nazionale turca.
Fino alla scorsa stagione il sistema era 12+2: ogni club poteva tesserare dodici calciatori stranieri liberi da limiti anagrafici e solo due giovani (presumibilmente under 23 ) obbligatori.
La TFF, guidata da İbrahim Hacıosmanoğlu, ha deciso, perciò, di stringere: meno svincolati da vincoli d’età, meno veterani, più promesse. Non è un ritocco cosmetico, ma un cambio di sistema imposto dall’alto. I club della Superlig, però, l’hanno presa malissimo fin dal primo giorno in cui è stata annunciata. Una clausola transitoria permette comunque ai giocatori stranieri nati nel 2002 e già sotto contratto di continuare a rientrare nella quota giovani anche nel 2026-2027. Un dettaglio tecnico, una proroga, che ammorbidisce, senza cancellarlo, l’impatto complessivo del taglio deciso dalla federazione.
Lo scorso Maggio, il presidente del Galatasaray, Dursun Özbek, non ha infatti usato mezzi termini: la regola “non va bene per i club” e la federazione dovrebbe “ripensarci”, ha dichiarato, ricordando poi che il Galatasaray gioca la Champions League contro rivali in Europa che operano senza questi paletti.
Il presidente del Beşiktaş, Serdal Adalı, gli ha dato manforte pubblicamente. Il vicepresidente del Fenerbahçe, Barış Göktürk, conferma lo stesso malcontento. Per i protagonisti finanziari del calcio in Turchia, dunque, questo nuovo sistema porta “svantaggi” concreti per una rosa costruita da anni su parametri diversi.
Persino il presidente del Başakşehir, Göksel Gümüşdağ, ha detto chiaro e tondo di non condividere la scelta, ricordando che la Süper Lig vuole essere competitiva nelle coppe europee. E di sicuro non può permettersi standard più bassi dei rivali continentali, se il calcio turco vuole emergere. Fenerbahçe e Beşiktaş hanno chiesto di ammorbidire la regola a un 12+5. Mentre il Galatasaray, nello scenario peggiore, avrebbe dichiarato di poter accettare un 12+2 rivisto. Ma la TFF non indietreggia e non accetta nessun compromesso.
Polemiche, dichiarazioni,scontri ma la TFF ha confermato tutto due volte, il 30 giugno e di nuovo il 23 luglio 2026. Quest’ultima volta per bocca di Ertuğrul Doğan, presidente della Kulüpler Birliği Vakfı, che ha chiuso la porta definitivamente: “da qui in avanti non ci sarà alcun cambiamento su questo tema”.
Ma è qui che la storia diventa “politica” e paradossale. Nel 2024, durante la sua campagna per la presidenza federale, Hacıosmanoğlu sosteneva l’esatto contrario, cioè che le limitazioni in rosa uccidono la competitività. Perciò il calciomercato interno per i club in Turchia dovrebbe essere totalmente libero. Poco più di 18 mesi dopo, da presidente, ha fatto però un totale dietrofront, arrivando a bollare pubblicamente i colleghi dei club con parole al vetriolo. Nella sua visione bisogna smettere di portare in Turchia giocatori “di scarto”.
Il patron del calcio turco ha perciò invitato i presidenti ad abbandonare “vecchie abitudini” a ingaggiare figurine, per dare più spazio ai giovani, citando come modello Lamine Yamal, Arda Güler e Kenan Yıldız. In poche parole: valorizzare il proprio vivaio, i propri ragazzi e non prediligere calciatori esperti in cerca di riscatto.

Nello stesso intervento, Hacıosmanoğlu ha anche respinto le richieste di ammorbidimento, chiedendosi retoricamente a cosa sarebbe servito passare a un 12+4 se il problema restava lo stesso, e ricordando che i club turchi sono già indebitati fino al collo.
Ha poi aggiunto di non avere alcun interesse ad “accontentare tutti” come facevano in passato i suoi predecessori, troppo occupati a mantenere buoni rapporti con i quattro grandi. Il tutto sentendo una forte responsabilità verso il valore del brand TFF nel suo complesso.
Una federazione che accusa i propri stessi club di aver trasformato il campionato in una discarica di giocatori a fine carriera. Anzi, una federazione in guerra aperta con chi la finanzia. E il fatto che il presidente della federcalcio turca abbia cambiato idea di 180 gradi nel giro di due anni racconta più di un qualsiasi comunicato ufficiale. Sul mercato, i quattro grandi, tuttavia, si muovono già secondo la nuova aritmetica. Una legge, seppur ritenuta insensata o non adatta, va ugualmente rispettata.
Sul mercato la fotografia dei quattro grandi del calcio turco è impietosa. Il Fenerbahçe resta il club più esposto dell’intera Süper Lig: la rosa gialloblù aveva toccato quota 22 stranieri, (considerando anche i rientranti dai prestiti) . Solo quattro stranieri, precisi, del Fenerbache poi rientrano nella quota under 2003.
Secondo la stampa turca di qualche giorno fa, tra cui un report di Aspor intitolato proprio “il quaderno del 10+4”, il club dovrà infatti separarsi da almeno sei stranieri prima della chiusura del mercato, fissata al 4 settembre, per rientrare nei parametri della Lista A.
Il Trabzonspor, con 15-16 stranieri sotto contratto e già tre nomi che rientrano nella quota under 2003, risulta, forse il club più avvantaggiato nell’adattarsi alla nuova regola vigente in Turchia, come confermato dallo stesso presidente Ertuğrul Doğan. Il Beşiktaş, al contrario, è invece, quello meno preparato: su una rosa tra 14 e 17 stranieri, tra cui Emmanuel Agbadou, Tiago Djaló e Wilfred Ndidi, solo Elan Ricardo rientra pienamente nella quota giovani. Ciò costringerà la dirigenza a cedere almeno quattro senatori della rosa nelle prossime settimane. E il Galatasaray? Con 13-15 stranieri, tra cui Leroy Sané, Wilfried Singo e Lucas Torreira, ha solo Elias Jelert e Renato Nhaga come profili under 23: per completare la quota +4 servono altri due innesti giovani entro fine mercato.
Metà rosa, minimo, deve essere locale — e, ricapitolando, i club con più di 14 stranieri sotto contratto dovranno per forza vendere, prestare o lasciare fuori rosa, chi non entra in lista. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui il Fenerbache sta provando a imbastire una trattativa con l’Inter per tentare il colpaccio con nome e cognome: Hakan Calhanoglu.

Il dirigente dei canarini gialli Cihan Kamer si sarebbe recentemente recato a Milano, ufficialmente per parlare di Rafael Leão. Ma in realtà avrebbe anche sondato la fattibilità dell’operazione Çalhanoğlu. La valutazione nerazzurra oscilla tra i 20 e i 30 milioni di euro secondo le diverse fonti, mentre il Fenerbahçe offrirebbe 15/20 milioni. Non è un dettaglio da poco: riportare a casa il capitano della Nazionale turca significherebbe rinforzare esattamente lo zoccolo duro locale che la nuova regola impone di allargare.
L’Inter oggi smentisce qualsiasi contatto ufficiale per la cessione del proprio numero 20, riducendo per ora la vicenda a un classico valzer di voci di mercato estivo. Resta il fatto che è la stessa stampa italiana e turca a inquadrare l’operazione, vera o presunta che sia, dentro la cornice del 10+4. Un campionato che stringe le maglie sugli stranieri e, per compensare, uno dei big club, potrebbe ingaggiare uno dei propri connazionali più forti. Anzi, uno dei centrocampisti più forti degli ultimi anni.


Il vero nodo ora in Turchia però è questo: la Süper Lig ha inseguito per anni il glamour delle stelle “abbandonate”, bramose di rivincita — da Icardi a Osimhen,passando per Skriniar e Sané o di campioni over 30 (Ederson) in cerca di un ultimo, ricco contratto — costruendo così gran parte della propria visibilità internazionale. Ora, però, la Turchia del calcio si autoimpone un tetto che va nella direzione opposta, proprio mentre prova a competere in Europa, come lamentano i club.
Il campionato turco prova così a diventare più turco nella sostanza delle rose. Scelta giusta, perché ogni nazionale calcistica è espressione di una propria identità, riflessa nel proprio campionato. Ma col giusto equilibrio: puntare solo su giovani locali, lontani dai riflettori, toglie pressione ai club ed è una prerogativa più sostenibile. La sostenibilità però non deve rendere la Superlig meno interessante per tutto il pubblico globale e per gli investitori.
Commenti