16 Ottobre 2026
La Serie A tra il 2008 e il 2011 porta alla nostra mente società storiche “decadute” capaci di competere con le grandi. Diverse tifoserie di squadre oggi in crisi hanno sognato in grande: la Sampdoria di Pazzini e Cassano, l’Udinese di Totò Di Natale e la Fiorentina di Prandelli hanno sentito suonare l’inno della Champions League; mentre il Palermo di Miccoli e il Genoa di Gasperini e Milito l’hanno soltanto sfiorata. Senza dimenticare realtà come Chievo e Catania in grado di disputare ottimi campionati. Grandi campioni militavano sparsi in tutte le squadre della nostra Serie A. Tra questi grandi talenti, qualcuno non ricorda spesso Mauro Zárate.
Nel 2008 la Lazio ingaggia un 21enne argentino nato e cresciuto nel Vélez Sarsfield. Lotito lo preleva in prestito oneroso a 3 milioni con riscatto fissato a 17 dai qatarioti dell’Al-Sadd, dopo una militanza di 6 mesi al Birmingham. Nessuno si aspettava che Mauro Zárate potesse essere dominante in Serie A fin dal suo esordio.
31 agosto 2008. Alla prima giornata di campionato il Cagliari ospita la Lazio. Il neoacquisto argentino conquista subito il cuore dei suoi tifosi. Al minuto 62 sigla la rete del momentaneo 1-1 su calcio di rigore. 9 minuti dopo raccoglie un pallone vagante a centro area. Marchetti si precipita sul rimbalzo del pallone, ma Zárate lo anticipa scavalcandolo con un pallonetto dolcissimo che finisce in rete. La Lazio poi dilaga e vince 1-4. Doppietta all’esordio in Serie A.
La giornata successiva si ripete contro la Sampdoria presentandosi all’Olimpico con una giocata da fuoriclasse assoluto: riceve il pallone spalle alla porta sulla trequarti di campo. Si gira nello stretto con rapidità e lascia partire un sinistro a giro da 25 metri che toglie le ragnatele all’incrocio dei pali. Nella capitale è arrivata una stella a illuminare il cielo biancoceleste. Bienvenido Maurito.
Il nuovo fenomeno arrivato da Buenos Aires nella stagione 2008/2009 Zarate è spettacolo e magia. Non si tratta un talento fine a sé stesso, perché qualità e concretezza vanno di pari passo: in campionato segna 13 reti e fornisce 7 assist. I suoi sono gol pesanti che portano punti e successi. Nonostante un anonimo decimo posto in campionato, la Lazio si toglie la soddisfazione di vincere il derby di ritorno e di alzare la quinta Coppa Italia della sua storia, con il numero suo 10 assoluto protagonista: in finale contro la Sampdoria segna al 4′ il gol del momentaneo vantaggio con un destro violento da fuori area e segna uno dei rigori della lotteria finale. All’inizio della stagione successiva vince anche la Supercoppa contro l’Inter che a fine anno conquisterà il Triplete.
Agisce da esterno o da seconda punta, ma poco cambia: Zárate Kid è infermabile. Dalla trequarti in su si muove dove vuole e da lui passano tutte le azioni offensive della Lazio.
Ha il tocco e la visione con e senza palla di un 10, attacca la profondità ed è spietato come un 9. Fantasia, imbucate, dribbling, giocate da funambolo, gol da cineteca e magistrali calci di punizione: fa letteralmente quello che vuole sia con il destro, suo piede naturale, sia col sinistro. I due meravigliosi gol contro Cagliari e Sampdoria che vi abbiamo raccontato sono stati realizzati proprio con il suo piede debole.
La bellezza del suo calcio da fuori fa brillare gli occhi di tutti: il tiro a giro sul secondo palo era la sua specialità, alla Insigne, per intenderci, ma del suo repertorio balistico fanno parte anche conclusioni violente e precise. Alterna reti elegantissime tracciando traiettorie sinuose a eurogol di potenza e precisione.
Due aspetti fanno impazzire più di tutti: l’abilità, appunto, di saper utilizzare il piede debole come fosse quello forte e la capacità di saper stare all’interno del campo, dove è più efficace nel dialogo con i compagni.
In un’intervista del luglio 2025 rilasciata a Infobae, alla domanda: “Qual è stato il miglior Mauro dal tuo punto di vista?” risponde: “Credo senza dubbio quello alla Lazio. Dai 21 ai 23 anni. Tre anni a un livello incredibile. Guardavo i video delle partite e ridevo perché non riuscivo a credere di star facendo quello che stavo facendo“.
È lui stesso, dunque, a raccontarci che ciò che abbiamo visto nella sua prima esperienza alla Lazio è stato qualcosa di irripetibile.
La fine del periodo d’oro di Mauro Zarate ha una data precisa: 8 maggio 2011. 36esima giornata di Serie A. L’Udinese, quinto a pari merito con la Roma a quota 59, ospita la Lazio quarta in classifica a 60 punti. Si tratta di un vero e proprio spareggio Champions. AL minuto 67′, sul 2-0 per l’Udinese, Angella atterra Rocchi in area. Non ci sono dubbi: calcio di rigore ed espulsione. Sul dischetto si presenta il numero 10. Calcia forte e centrale, ma Handanovic rimane fermo e blocca. Si rimane 2-0. A nulla servirà la rete del 2-1 di Kozàk. L’udinese vince e scavalca la Lazio. Le due compagini terminano la stagione entrambe a 66 punti, ma i friulani sono avanti per gli scontri diretti. L’errore costa la qualificazione in Champions.
Nonostante l’errore decisivo, la sua stagione è tutt’altro che negativa: 9 gol e 7 assist in campionato. Finalmente riesce ad approdare in una Big nel nostro calcio.

L’Inter punta su di lui acquistandolo in prestito con diritto di riscatto. In un’intervista esclusiva rilasciata a Flashscore nell’aprile 2026 ha definito il club milanese il più grande in cui ha militato. In un’Inter in forte crisi Zaràte è l’ombra di sé stesso e non riesce a incidere. La sua stagione è a dir poco fallimentare. Il riscatto di 15,5 milioni è decisamente troppo alto e a fine anno fa ritorno alla casa base.
L’ex talento argentino non è stato proprio un maestro di diplomazia. Dalla stagione 2009/2010 emerge il suo carattere peculiare che lo accompagna fino all’addio burrascoso nel 2013.
Celebre è stata la sua rivalità con Totti. Nel corso del 2008 l’ex capitano giallorosso lo definisce “buon giocatore, ma non un campione“. La risposta di Zárate non si fa attendere: all’emittente argentina ESPN parla di Totti definendolo un calciatore finito. Nel dicembre 2009 il pupone risponde ironicamente sul suo blog nel messaggio di auguri di fine anno scrivendo: “Visto che siamo nel periodo natalizio e tutti dobbiamo essere più buoni, non posso che fare 240 volte auguri al campionissimo Zarate“. Questo botta e risposta mediatico si trasferisce anche il campo: l’11 aprile 2009 Zaràte sigla un gol capolavoro dei suoi nel derby capitolino vinto 4-2. Si dice che durante l’esultanza il 10 laziale abbia cercato Totti esclamando: “Allora, non sono un campione?”
In quegli anni Maurito fa parlare di sé per i suoi comportamenti discutibili dentro e fuori dal campo.
Durante Lazio-Bari del marzo 2010, ad esempio, viene immortalato sugli spalti mentre esegue un saluto romano insieme ai tifosi. Riceve un’ammenda di 10 mila euro, ma non viene squalificato. Nel frattempo, il rapporto con il tecnico Eddy Reja è sempre più complicato.
Dopo il ritorno dal prestito all’Inter viene messo fuori rosa e avanza una causa per mobbing contro la società. Non vince la causa, ma ottiene il via libera per tornare in Argentina a vestire la maglia del Velez e lasciare per sempre la Lazio.
La rottura dei rapporti con la Lazio definitiva avviene durante un Lazio-Fiorentina del 18 dicembre 2016, quando, in maglia viola, segna il più classico dei gol dell’ex, esultando con il porgendo il dito all’orecchio tra i fischi dell’Olimpico.
“Ha distrutto un’intera famiglia con questa decisione di cui non sapevamo nulla e che non ci aspettavamo nemmeno. È stata una pugnalata al cuore e non ci sono ragioni che possano giustificare una cosa del genere. Abbiamo interrotto i rapporti, per noi Mauro non esiste più“. Fu questo il tweet del fratello e agente del giocatore, Rolando Zaràte, a seguito del suo trasferimento dal Watford al Boca Juniors nel 2018. Al Velez era tornato da beniamino per ben due volte: nel 2013 a titolo definitivo e nel 2018 in prestito dagli inglesi. Era tornato dalla Premier per aiutare la squadra a non retrocedere, contribuendo a raggiungere l’obiettivo con 8 gol in 13 partite.
Aveva giurato amore eterno al club in cui è cresciuto. Poi la svolta. “Dopo aver trovato un accordo economico col Watford per l’acquisto totale del giocatore e con il giocatore stesso relativamente all’ingaggio, Mauro Zarate ha deciso unilateralmente di non continuare la sua carriera sportiva nel Velez al momento della firma dei documenti“, fu questo il comunicato del club. Suo fratello Rolando aveva deciso di interrompere il rapporto con lui. A nulla è servita una lunga lettera di scuse pubblicata su Instagram: i tifosi del Velez non lo perdoneranno mai e anche Zaràte ne è consapevole. Alla domanda “Pensa che il rapporto con il Velez sia irrimediabile?” nella già citata intervista a Flashscore, risponde “Sì, hanno la loro rabbia e io la rispetto. E va bene così“. Sa benissimo che questo rapporto non verrà mai più ricucito.

La fallimentare esperienza a Firenze non è stata la sua ultima italiana. Dopo aver girato tra Argentina, Inghilterra, Emirati Arabi Uniti e Brasile, approda a Cosenza nel gennaio 2023. L’entusiasmo dei calabresi è dura appena tre partite, a causa di un grave infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. È proprio questo episodio che gli fa pensare al ritiro, arrivato ufficialmente nel gennaio 2025.
Nella lunga chiacchierata a Flashscore emerge uno Zaràte maturo e consapevole, lontano dal ragazzo ribelle che è stato quando era in attività. Con lucidità ha analizzato il percorso della sua carriera, ammettendo di avere diversi rimpianti, come quello di lasciare la Lazio, il West Ham e il Boca.
Per quanto riguarda il futuro, invece, ha dichiarato di voler diventare allenatore.
“Mi era chiaro già da diversi anni. Inoltre, mi piace e mi diverte molto. E mi piace insegnare tutto ciò che ho imparato da tutti gli allenatori e i giocatori che ho avuto al mio fianco”.
Si ispira a Gabriel Heinze, a detta sua il miglior allenatore avuto in carriera, ai tempi del Velez. Inoltre, ha seguito con attenzione il Liverpool di Slot e ha dichiarato di apprezzare molto Antonio Conte.
Il suo modulo preferito? Il 3-4-2-1, con la presenza di un giocatore con le caratteristiche che aveva lui “perché è molto facile aiutarlo e dirgli le cose minime che deve fare per aiutare la squadra dal punto di vista difensivo e tattico, e poi lasciargli fare quello che vuole“.
Idee e principi non mancano: Idee e principi non mancano: Mauro Zaràte ci farà impazzire anche da allenatore.
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