17 Ottobre 2026
Salah, Mané e Firmino ce li ricordiamo tutti vero? Forse uno dei tridenti più sottovalutati della storia. Certo, non migliori amici, ma che in campo si completavano e che hanno portato il Liverpool a un livello altissimo. Una Champions League nel 2019 e il rischio di vincere la seconda nel 2022. Poi una Premier League, una Coppa di Lega, una FA Cup, una Supercoppa UEFA e un Mondiale per club.
Quel tridente che è entrato nel cuore non solo dei tifosi dei Reds ma di tutti gli appassionati di calcio. La spesa totale per acquistare tutti e tre è stata di 132 milioni di euro, 3 in meno di Wirtz (bonus inclusi) 11 in meno di Barcola, 13 in meno di Isak. Se si sommano i soldi spesi dal Liverpool per acquistare gli ultimi tre si arriva a 423 milioni, quasi 300 in più della spesa per Mané, Salah e Firmino.
Per Barcola c’è la scusante dell’essere approdato a Liverpool pochi mesi fa. O si può controbattere con la sua tripletta contro il Lask. Un buon modo per reagire a un inizio di stagione ampiamente insufficiente, ma per giustificare quei 123 milioni di euro spesi serve molto di più di questo. E invece gli altri due?. Un anno in cui non hanno combinato letteralmente nulla, ma la critica non è rivolta a loro, bensì alla dirigenza del Liverpool. In passato i Reds si sono imposti in un calcio dominato dai miliardi con acquisti mirati e precisi.
Mané è stato preso dal Southampton, Firmino dall’Hoffenheim e Salah dalla Roma, non proprio tra le squadre nella top 10 d’Europa. Ma il Liverpool è la stessa squadra che ha preso anche Robertson dall’Hull City per 9 milioni di euro e l’ha reso uno dei migliori terzini al mondo, così come Thiago in uscita dal Bayern per soli 22 milioni di euro. La stessa che ha costruito in casa Alexander-Arnold e che ne ha speso 16 per Henderson, il capitano di quella squadra.
Ci sono stati anche acquisti importanti, come Alisson e Van Dijk, pagati rispettivamente 72 e 84 milioni di euro, ma che hanno ampiamente dimostrato di valere la cifra spesa. E, in ogni caso, sono molti meno degli oltre 140 spesi per Barcola.


È come se i Reds avessero smesso di acquistare i giocatori funzionali al progetto e avessero iniziato, come tutte le squadre inglesi, a comprare figurine. Mané, Salah e Firmino sono stati presi su esplicita richiesta di Klopp, che voleva esattamente giocatori con quelle caratteristiche. Poi, parliamo di giocatori con una conoscenza tattica fuori dal comune, in grado di svariare su tutto il fronte d’attacco.
Al Liverpool non interessava fare l’acquisto della sessione: contava prendere il giocatore giusto. Ora è come se si fossero adeguati agli standard folli che stiamo vedendo nel mercato inglese e, paradossalmente, più spendono soldi e meno raggiungono i risultati.
Queste cifre rischiano di destabilizzare anche i giocatori stessi, che sanno quanto sono costati e quanto devono rendere. Una pressione mediatica e atletica che non tutti riescono a sopportare. Pressione che un top player deve saper gestire. Poi c’è anche la questione tempo: i giocatori non devono essere bocciati subito. Ma più si spende e più si pretende, specie dopo una stagione come quella appena trascorsa.
Alle cifre folli ormai ci siamo abituati, soprattutto nel calcio inglese. Il Liverpool, però, sembrava quell’oasi nel deserto che aveva dimostrato come, più che quanto, contasse come spendere i soldi. Ora i Reds sembrano essersi smarriti e si parla tanto di “fase transitoria”. Ma forse, per ritrovarsi, basterebbe guardare quanto fatto negli anni scorsi. Il Liverpool non ha smesso di spendere: ha smesso di spendere bene. Wirtz, Isak e Barcola non sono il problema, ma il sintomo di un club che ha perso parte della propria identità nel mercato. E forse, puntando troppo sulle figurine, la dirigenza dei Reds non si è accorta di un punto debole evidente: un tridente da 400 milioni non basta se attorno non c’è una profondità di rosa all’altezza.
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