18 Ottobre 2024
Lo scorso 7 Agosto 2024 abbiamo avuto l’onore di conoscere e dialogare con Totò Schillaci, eroe dei mondiali di Italia ’90. La nostra prima intervista con il simbolo delle Notti Magiche italiane, ma soprattutto una persona di cui abbiamo apprezzato umiltà, nobiltà d’animo, gentilezza e passione per lo sport. Qui vi sveliamo tutti i dettagli dell’incontro.
In data 7 Agosto 2024 la comunità di Carlopoli (CZ) ha inaugurato il nuovo centro sportivo. Per questo grande evento l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Emanuela Talarico, ha invitato un’ospite che non ha bisogno di presentazioni: Salvatore “Totò” Schillaci.
L’ex attaccante di Messina, Juventus e Inter ha visitato il paese e poi partecipato a un piccolo dibattito, dialogando con: Serafino Guerino (moderatore dell’incontro e consigliere comunale di Carlopoli), Gabriele Talarico, Paolo Mazza e Giovanni Putaro. Questi ultimi tre ragazzi hanno discusso con l’ospite in qualità di fondatori di FuoriDalGioco.
Il destino, si sa, gioca brutti scherzi e la visita di Totò Schillaci a Carlopoli è stata la sua ultima esperienza in Calabria. L’ex calciatore italiano è venuto a mancare lo scorso 18 Settembre, per il complicarsi di un tumore al colon, contro il quale combatteva da anni.
Il Team di FuoriDalGioco è onorato di averlo potuto conoscere, apprezzando la sua ammirevole personalità e umiltà, indipendentemente dalla sua carriera sportiva. Non dimenticheremo mai questo primo evento con noi protagonisti insieme a uno dei calciatori più conosciuti nella storia del calcio italiano e mondiale. Ciao Totò!! Ti vogliamo bene!


Giovanni Putaro:
“Aprirò questa chiacchierata portando la macchina del tempo alle origini di tutto. Totò Schillaci nasce a Palermo, cresce in un quartiere popolare e conosce la povertà, la precarietà. Quanto è stato complicato e quali sono state le difficoltà nel riuscire a emergere e farsi notare? Ad accendere una propria luce su quel tipo di contesto e sulla tua figura?”
Totò Schillaci:
“In sintesi ti racconto tutto: noi parliamo di 40 anni fa, forse pure di più. Un’epoca in cui non c’erano centri sportivi o scuole calcio. Io ho iniziato a giocare sull’asfalto. Mi ricordo le porte di calcio fatte da pietre. Sono nato in un quartiere, abbastanza povero. Ho sempre avuto la passione per il calcio, che per me era tutto. Non ho frequentato gli studi, perché non c’era un buon rapporto tra me e la scuola. Ho seguito il mio sogno, quello di crescere in un quartiere un po’ disastroso, però con certi valori, che la mia famiglia mi ha sempre trasmesso. Ho seguito questo mio grande sogno che era il calcio.
Oggi c’è molta più possibilità di poter emergere. Dicevo prima al sindaco di questa comunità Emanuela, che nelle piccole città si fanno grandi cose, mente nelle grandi città non si fa mai nulla. Lo sport aiuta a crescere, a valorizzare soprattutto i giovani, a socializzare e a dare anche un grande futuro. Ai miei tempi non era così. Sono stato molto determinato e non ho mai mollato. Volevo diventare un calciatore. Alla fine con sacrifici e volontà (ho fatto altri mestieri insieme al calciatore) ho seguito il mio sogno di diventare un modesto calciatore.
Se uno ha la volontà di seguire quello che fa, alla fine riesce a ottenere quello che vuole. Oggi i ragazzi sono diversi da quelli di una volta: si abbandona il calcio, perché nelle vita ci sono tante altre cose, forse pure troppe: social, computer…e spesso i ragazzi abbandonano i loro sogni. Nella vita bisogna crederci e, ovviamente essere fortunati, perché il treno passa e lo devi prendere al volo. Bisogna capire, essere umili, stare con i piedi a terra e lottare sempre in campo e nella vita. Io personalmente ho mangiato pane e calcio, che è stata la mia vita, tutto. La mia vera forza però è sempre stata la mia umiltà, nel mantenere un rapporto cordiale con le persone. Non ho mai detto di no a una foto o a un autografo. Sono sempre disponibile a conoscere nuove persone e nuovi posti. “
Gabriele Talarico:
“Totò, tu hai fatto 7 stagioni con il Messina, con cui sei stato protagonista della doppia promozione, prima in C1 e poi in B. Nella stagione 1988/89 diventi capocannoniere del campionato cadetto con Zeman in panchina. Ecco parliamo di Zeman. Quanto fu importante per te un allenatore così propositivo e rivoluzionario?”
Totò Schillaci:
“Tutti gli allenatori sono stati per me importanti, dal primo all’ultimo. Ho sempre avuto un rapporto bellissimo con gli allenatori. L’allenatore ha un compito difficile, cioè gestire e scegliere solo 11 giocatori titolari. Tanti mi chiedono perché non sono diventato un allenatore, e io rispondo che avrei fatto giocare a tutti. Bisogna avere carattere e personalità. Zeman ritengo sia stato uno dei migliori allenatori, molto preparato su tutto e non guardava in faccia nessuno. Però tanti allenatori sono stati importanti nella mia carriera: Scoglio è stato come un padre per me, poi Zoff,Vicini…io sono stato bene con tutti.
Certo tu devi dimostrare in campo, perché se sei scarso non giochi. Poi ci sono allenatori che ti cambiano la vita, altri magari ti fanno giocare meno. Franco Scoglio mi diceva: “entra in campo e fai quello che vuoi.” Con Zeman ho vinto il titolo di capocannoniere. Con quei gol e quelle prestazioni sono riuscito ad arrivare alla Juventus e poi alla Nazionale. Se tu mi chiedi, come ho fatto a fare un grande mondiale, io non saprei cosa dirti. Non lo so, è stato così. Non lo so davvero…”
Paolo Mazza:
“Parliamo ora di un evento speciale per te: nel 1990 sei stato convocato da Azeglio Vicini ai Mondiali di Italia 1990. Pur partendo dietro dalle gerarchie, sei entrato nella prima partita del girone contro l’Austria e hai segnato il gol vittoria al 75′. Poi sei diventato capocannoniere di quella competizione con 6 gol e arrivato secondo al pallone d’oro, dietro Lothar Matthaus. Cosa ci vuoi raccontare di quella esperienza? Qualche chicca?”
Totò Schillaci:
“Guarda, non mi aspettavo quella convocazione, perché fui l’ultimo convocato. Feci parte di un gruppo straordinario, forse una della nazionali migliori di sempre. C’erano giocatori di un certo spessore, tra cui Baggio, che era in panchina. Roberto è stato uno dei migliori giocatori italiani, personalmente direi il migliore di tutti… Ero contento di partecipare ai mondiali. Per me era già un premio stare in tribuna come riserva di quella nazionale piena di campioni. Tuttavia durante gli allenamenti ho messo in difficoltà il CT Vicini, sfruttando le mie abilità, la mia velocità, facendo gol…e poi l’allenatore decise di portarmi in panchina.
La vita è una sorte: al 75′ la partita non si sblocca, entro io e faccio gol. Da lì è iniziata la mia storia calcistica in nazionale. Non saprei cosa dire: sono momenti caratterizzati da rabbia, grinta, determinazione. Se mi avessero detto 35 anni fa che sarei diventato capocannoniere e miglior giocatore del mondiale, secondo classificato al pallone d’oro, ci avrei messo la firma. Purtroppo per l’unica nota negativa, cioè la sconfitta ai rigori contro l’Argentina, non abbiamo vinto il mondiale. L’unico episodio negativo ci ha sconfitto e purtroppo il calcio è fatto di episodi determinanti, altrimenti nessuno ci avrebbe impedito di vincere quel mondiale.“
Giovanni Putaro:
“Abbiamo parlato di Notti Magiche, che è sicuramente un apice importante della tua carriera. Tu prima mi hai detto che il calcio per te è tutto. La cosa bella della nostra società è che attraverso gesta sportive si possono elevare dei Miti, e ora sto dialogando con un Mito del nostro calcio. Quindi ora ti chiedo: lo Schillaci di oggi, se guarda dietro, non avendo più a che fare con il calcio professionistico attuale…cosa gli resta di quel mondo lì? Com’è oggi nella tua anima?”
Totò Schillaci:
“ Guarda io preferisco il calcio di una volta, pieno di valori. Oggi il calcio è diventato una macchina di soldi. Le partite di oggi sono spesso noiose, che io a volte mi addormento. Quindi il calcio straordinario credo sia quello che ho vissuto io: il calcio di Maradona, Van Basten, Gullit, Rijkaard…dove c’erano solo tre stranieri.
Oggi invece, avete visto l’Italia? Non ci sono più i giocatori italiani, son tutti stranieri. La nazionale non è più competitiva. Noi facevamo paura a tutti, quando giocavamo nella nazionale. Oggi invece, ma dove sono i giocatori italiani? Non ci sono più giocatori e abbiamo fatto una figura di…anche agli Europei. Ormai le società investono tutte sugli stranieri, ma non solo in serie A, in Serie B, serie C, Serie D…dovevano darci un limite sugli stranieri. Quindi avremo una nazionale così, a meno che non si valorizzano i giovani, ma non la vedo bene.“


Gabriele Talarico:
“Parlando della tua carriera e dei giovani di oggi. Tu sei un simbolo del calcio italiano e meridionale, perché la tua carriera è come una favola: il bambino che dal calcio di periferia, con porte fatte da pietre e pali di legno, è arrivato a indossare le maglie di Juventus, Inter e della nazionale italiana. Nonostante i giovani di oggi siano molto diversi da 30 anni fa. Che consiglio daresti a un bambino che vive con il sogno di diventare un calciatore professionista? E secondo te, quale giocatore di oggi ti somiglia come caratteristiche tecniche e storia personale?”
Totò Schillaci:
“Io ho fatto scuole calcio per 10 anni e ho sempre detto ai miei ragazzi di divertirsi in campo, perché è fondamentale. La prima cosa fondamentale sono gli studi. Io non ho studiato, ma sono cresciuto per strada, e questo mi ha fortificato e preparato in tutto. Ai ragazzi dico sempre che se vogliono seguire il sogno di diventare professionisti, lo devono fare in maniera seria. Dico poi sempre che devono pensare a divertirsi in campo, lasciando stare chi è più forte o meno. Poi guarda: molti calciatori mi somigliano per la velocità e il dribbling, che erano le mie doti migliori. I miei allenatori sono stati bravi a innescare un gioco che sfruttasse la mia velocità, la mia tecnica e il dribbling. Alcuni simili a me forse sono Lautaro e Immobile, ma ce ne sono stati anche tanti altri in passato.
Paolo Mazza:
“La domanda ora è un po’ più seria: il tuo essere siciliano e meridionale ha condotto a subire qualche pregiudizio nel corso della tua carriera, come quando Giovanni Trapattoni, all’epoca allenatore della Juventus, ti disse: “Avete ucciso pure Falcone.” Come hai reagito in quella situazione?”
Totò Schillaci:
“Per una stagione ho avuto come allenatore Trapattoni, una persona straordinaria. Mi ha detto quelle parole, ma furono scaturite da un momento particolare, quando la situazione a Palermo era molto difficile con la morte di Giovanni Falcone. Un periodo molto brutto che portò Trapattoni a dire queste parole, ma fu un episodio rimasto lì. Non me la sono presa . Di tutta questa situazione ne parlo anche nel mio libro “Il gol è tutto”, e potrete anche vederlo nel docu-film sulla mia vita che uscirà su Netflix nel mese di Ottobre. Spero che questo film possa aiutare molti ragazzi a vivere la propria vita. La vita è una sola e va vissuta a 360 gradi. A Torino mi hanno più volte criticato o insultato di essere “terrone”. Io però ho sempre pensato che se mi insultano, significa che mi temono. Poi io rispondevo: “Sono fiero di essere meridionale e “terrone”, non mi state insultando.”

Giovanni Putaro:
“Tu vieni da un calcio che purtroppo non esiste più, lasciando spazio a un modello che definisco di business intensivo, poiché basato su: tantissime partite, marketing, giocatori sfruttati, diritti tv disastrati. Quindi ti chiedo: qual’è la prospettiva del calcio italiano e mondiale? Hai in buona parte già risposto, ma ci può essere speranza per calciatori, allenatori o dirigenti ancorati ai valori del calcio passato, i cosiddetti “ultimi romantici”?
Totò Schillaci:
“Oggi si va dappertutto, con possibilità di poter giocare ovunque. Ai miei tempi era diverso: io sono stato il primo calciatore italiano a giocare all’estero, in Giappone. Oggi ormai pensano tutti ai soldi: l’Arabia ti offre 40 milioni di euro e non rifiuti. Io sono andato in Giappone con un buon contratto. In futuro, purtroppo, avremo sempre un sistema fatto da stranieri, basato tutto sempre sul business per generare solo profitto, attraverso i media. Oggi si gioca sempre e quello che comanda non è il calcio in sé, ma la televisione e il sistema mediatico: offrono i soldi e si gioca ogni tre giorni. Ora le partite sono molto più noiose o non c’è competizione.
Quando giocavo io si segnava di meno, perché la marcatura a uomo dei difensori era immancabile. Quindi era molto più difficile segnare. Oggi invece c’è molta più libertà per l’attaccante nel muoversi e segnare. Oggi si gioca a zona e le punte riescono a fare 50 gol. Ai miei tempi era impossibile perché si giocava di meno e venivi massacrato dal difensore. Con la velocità che avevo, senza essere marcato a uomo, oggi io farei minimo 25 gol a stagione. Con difensori come Pasquale Bruno, Maldini o Ferri…non potevi muoverti.”
Gabriele Talarico:
“Si discute sempre di idee strutturali per migliorare il nostro calcio, ma ci sono alcuni dati importanti: la nazionale italiana under 17 campione d’Europa in carica, l’under 19 campione d’Europa nel 2023 e l’under 20 vice-campione del mondo. Quindi i giovani talenti ci sono. Facendo leva sulla tua esperienza nel gestire scuole calcio, perché il sistema calcistico italiano ha poco fiducia nei giovani? Ed è questo il vero problema del nostro calcio?”
Totò Schillaci:
” Dovremmo fare come la Spagna, che lancia i suoi giovani, vincendo poi un Europeo. In Italia hanno paura di giovani, che infatti non vengono valorizzati e mandati di qua e di là. Gli allenatori hanno paura. Poi Spalletti, con tutto il rispetto verso di lui, non ha gestito bene la competizione. Non so se ritenerlo un allenatore adatto alla nazionale, ma è pure vero che ha avuto poco tempo. Per gestire la nazionale ci vuole un allenatore diverso: per esempio De la Fuente in Spagna ha fatto una carriera solo in nazionale e ha lanciato i giovani. Noi in Italia pensiamo sempre che i giovani devono crescere. Bisogna rischiare e farli giocare, ma purtroppo c’é questa mentalità che i giovani non sono mai pronti.“
Paolo Mazza:
“ Tu sei stato pure un personaggio televisivo, mediatico, partecipando a due programmi come l’Isola dei Famosi e Pechino Express nel 2023. Nel frattempo hai fatto anche altre esperienze televisive. I media oggi delineano tanto l’immagine di un’atleta. Ora alla luce di quanto accaduto con tanti personaggi sportive, soprattutto durante le ultime Olimpiadi, cosa pensi del sistema mediatico italiano? E quali sono i tuoi progetti con il tuo libro e la tua vita di oggi?”
Totò Schillaci:
” Io sono abituato a far tutto nella vita, ma il mondo dello spettacolo non mi apparteneva. Per farti conoscere e non essere dimenticato, devi fare altre cose, seppure con molta semplicità. Ho partecipato a questi reality come Isola dei Famosi e Pechino Express, perché sono molto conosciuto e apprezzato. Oggi sono qua perché la gente non mi ha dimenticato e mi vuole ancora bene dopo quasi 35 anni da quel Mondiale. Certe cose le faccio perché mi piace farle, come partecipare a reality e incontrare persone nuove. Io vengo dalla terra e so cosa significa passare situazioni difficili, comprendo qualsiasi cosa che la gente mi racconta. Sono Totò Schillaci e mi metto a disposizione di chiunque mi voglia incontrare, perché appartengo al popolo.
Faccio quello che mi piace tutti i giorni. Mi piace viaggiare, incontrare luoghi e persone nuove, fare esperienze nuove anche attraverso alcuni programmi tv. Ho rifiutato di partecipare ad altri programmi come Grande Fratello, perché non fa per me. Io quindi faccio tutto, ma sempre con semplicità. professionalità e umiltà. Da quando ho smesso di giocare, ho deciso di godermi la vita al massimo e lo sto facendo. “
“Lui è stato il nostro eroe. Un compagno unico. Uno di quelle persone che anche se non vedi da tanto tempo, ti conferisce un senso di appartenenza e stima indescrivibile. Sarà sempre un esempio per tutti.”
– Giuseppe Bergomi
“Per vincere bisogna segnare, e per segnare bisogna fare goal”
– Totò Schillaci

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