25 Novembre 2025
“Il valore di una persona non dipende dal genere.” Oggi, 25 novembre, ci uniamo alla voce di Silvia Zanni per ricordare che il primo passo contro la violenza sulle donne è l’educazione al rispetto e al consenso, fin dall’infanzia. La giornata contro la violenza sulle donne non è solo una ricorrenza: è un impegno quotidiano a cambiare la cultura, a educare, a riconoscere il consenso come base di ogni relazione.
Continuiamo a giocare la partita più importante: quella per i diritti e la dignità di tutte
Silvia Zanni: Sono Silvia Zanni e attualmente gioco in Serie B con la Freedom, una squadra di Cuneo, dove milito da due anni. Il mio percorso nel calcio è iniziato molto presto: avevo solo 5 anni quando ho messo piede per la prima volta su un campo da gioco con la squadra del mio paese, Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena.
A 14 anni ho deciso di fare un passo avanti, trasferendomi per giocare con squadre femminili: prima il Vignola e poi la Consolata in Serie D a Sassuolo. Proprio durante questo periodo sono stata notata dal Sassuolo, che mi ha offerto l’opportunità di entrare a far parte del loro progetto. Ho trascorso circa quattro anni lì, alternandomi tra la prima squadra, che milita in Serie A, e il settore giovanile.
Dopo questa esperienza, ho avuto l’occasione di crescere ulteriormente grazie a diversi prestiti in Serie B: ho indossato le maglie di Ravenna, Cittadella, Cesena e Hellas Verona. Ogni tappa di questo percorso ha contribuito a formarmi sia come calciatrice che come persona.

Silvia Zanni: Senza dubbio, una delle emozioni più grandi è stata indossare la maglia della nazionale italiana durante la fase di qualificazione agli Europei Under 19. Un’esperienza indimenticabile che rappresenta un sogno per ogni giovane atleta. Inoltre, un altro momento che porto nel cuore è stato il mio primo gol in Serie A: l’ho segnato contro la Pink Bari, proprio nella prima giornata di campionato con il Sassuolo. Un ricordo indelebile che mi motiva ancora oggi a dare il massimo.
Silvia Zanni: Personalmente penso che la proposta sia mal concepita e controproducente. Il calcio femminile sta lottando per la parità di trattamento e per il pieno riconoscimento come sport professionistico. Giocare con misure diverse rispetto al calcio maschile invierebbe un messaggio sbagliato di sport adattato o inferiore, minando la credibilità e la partita di fronte al pubblico.
Silvia Zanni: Nel mondo del calcio che io ricordo, non penso di essere mai stata discriminata, se non magari aver sentito qualche signore anziano stupirsi del fatto che giocassi a calcio. Ma discriminata no.
Silvia Zanni: Sì, sicuramente. Le donne tendono a dimostrare più il lato vulnerabile, che viene interpretato singolarmente come più debole. Questo porta ad essere etichettate sempre troppo emotive o incapaci di gestire la pressione, motivo per cui deve sempre sembrare più forte di quello che è.

Silvia Zanni: Un messaggio che vorrei lanciare alle piccole calciatrici è quello di lavorare… e di non fermarsi alle prime difficoltà o ai primi problemi che si possono riscontrare, perché il lavoro, se eseguito in maniera corretta, ripaga sempre.
Silvia Zanni: Penso che sia importante la resilienza nel fermare e abbattere alcuni stereotipi e anche l’educazione al rispetto e al consenso che parte dall’infanzia. Poter scegliere fin da bambini che il valore di una persona non dipende dal genere e che il consenso è il principio fondamentale all’interazione umana e alla base di qualsiasi relazione sociale. In qualche modo, smantellare i modelli di mascolinità tossica che associano la forza fisica o il controllo al potere.
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