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Cosa succede al Real Madrid?

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Calcio –

Cosa succede al Real Madrid?

Ormai è evidente a tutto il mondo: il Real Madrid sta affrontando una crisi vera e propria. E non si parla solo dell’ultima sconfitta contro il Manchester City in Champions, ma bensì a un insieme di situazioni e partite sprecate da parte di un club considerato il più forte di tutti. 

Se due anni fa vincevano la loro 15esima Champions, ora i Blancos sono noni nella prima fase del torneo. E rischiano, con un solo passo falso, di dover affrontare i Play Off. 

XABI, BENE MA NON BENISSIMO

Che qualcosa non andava nella capitale spagnola, era già stato percepito quest’estate: dopo il clamoroso addio di Carlo Ancelotti, storico allenatore del club spagnolo, Xabi Alonso era stato chiamato a condurre la squadra , con esordio al Mondiale per club.

Nonostante il peggior inizio possibile per il tecnico, con l’eliminazione in semifinale da parte del PSG, l’ex centrocampista spagnolo sembrava essere l’uomo giusto per il Real Madrid. Colui che aveva tutte le carte in regola per riuscire a replicare la brillante stagione col Leverkusen appena conclusa.

Quello che Xabi non sapeva, era che per allenare il Real Madrid non serve solo la tecnica, ma anche la giusta dose di forza mentale: l’ambiente che si respira al Bernabeu non è accogliente e amichevole, ma bensì oppressivo e pretenzioso, come se ci fosse una regola non scritta di dover per forza vincere. .

Non sbagliava Mourinho nel 2012 quando diceva: “Allenare il Real è come fare politica; non è solo una questione di calcio o sport, ma è tutto ciò che lo circonda”. 

Tanta pressione, tanta fatica

Se da una parte questo atteggiamento è comprensibile, con tifosi abituati a vincere e miliardi di soldi spesi per avere i giocatori migliori del mondo, è vero anche che la panchina spagnola è la più ambita nel panorama calcistico, ed è considerata come un Pallone d’Oro degli allenatori, per questo non si puó essere uno qualunque per sedercisi.

Alonso quando ha accettato l’incarico sapeva che davanti a sé aveva la sfida più difficile possibile, ovvero mantenere le aspettative della società, dei tifosi e della cittá di Madrid, ma così non è stato.

In 11 partite, i Blancos sono riusciti a vincere solo 4 volte, molto spesso in maniera affannosa. L’ultima, in Copa del Rey col CF Talavera (squadra di terza divisione), vinta con un solo gol di scarto e faticando soprattutto nel finale.

Real Madrid

Un Real Kylian-dipendente

Il problema più grande, al di là di infortuni e quant’altro, è solo uno: senza Kylian Mbappé il Real Madrid non gioca.

I blancos sono trascinati in ogni partita dalla stella francese, che riesce a siglare almeno due o tre reti.

Quando Mbappé è assente o non è in giornata, il Madrid tracolla e non trova lo specchio della porta.

Basta vedere i numeri: (oltre a quelli del singolo giocatore, primo tra i marcatori sia in Champions che nella Liga), il Real ha perso le ultime partite dove Mbappè era indisponibile fisicamente o mentalmente, prima col Celta Vigo e subito dopo con il Manchester City.

Mancanza di leader?

Oltre a questo, Xabi Alonso sembra aver dimenticato la lunga lista di talenti che tiene ancorata alla panchina. Giocatori in altri team sarebbero osannati per le capacità tecniche e mentali, ma che purtroppo al Real trovano poco spazio tra gli 11 titolari.

Nomi come Endrik o Rodrygo, due autentici campioni brasiliani, che hanno sempre inciso quando hanno avuto occasione. E che ora lo “schema Alonso” sembra averli dimenticati. Endryk ha giocato una sola partita da settembre, mentre Rodrygo entra spesso in campo, ma trovando raramente gol o assist.

«Quello che manca è solo connessione tra Mbappé, Vinicius, Bellingham, Rodrygo. Tutti devono sapere cosa devono fare in campo. Bellingham deve capire che lui è il playmaker. Mbappé è il bomber. Vinicius è l’ala sinistra. Finché tutti sanno cosa devono fare in campo, è finita per gli altri. Stiamo parlando di ragazzi che sono tra i primi dieci giocatori del mondo, e sono tutti nella stessa squadra».

-Karim Benzema in una sua recente intervista a L’Equipe

Secondo Karim Benzema,  il problema sorge dalla fatica nel trovare un leader nel gruppo, qualcuno che abbia il compito di guidare i più giovani, e a causa di ciò, nessuno dei giocatori riesce a capire quale sia il suo ruolo, soprattutto Vinicius, che sembra voler a tutti i costi, essere il primo marcatore della squadra.

L’uomo giusto

Tra tifoseria scontenta e arrabbiata e giocatori che sembrano aver perso la retta via, l’unico a cui viene addossata la colpa della crisi Real è uno solo: l’allenatore.

Nonostante le sue doti tecniche e direttive, a Madrid non è riuscito a trovare la stessa intesa che era riuscito a trovare a Leverkusen, non dimostrando le sue ottime capacità di guida, ma soprattutto non migliorando la situazione in bilico, presente già prima del suo arrivo.

La scorsa stagione infatti, il Real non ha brillato come al suo solito, non essendo in grado di essere incisivo e minaccioso come negli anni passati, ma riuscendo comunque a portare a casa qualche risultato buono.

Allo spagnolo era stato affidato proprio il compito di risollevare la squadra, ma a ora la situazione è andata peggiorando, finendo in un turbine di crisi e caos che solo uno come Ancelotti sarebbe stato in grado di gestire.

Forse allora, Carletto era davvero l’uomo giusto, capace non solo di vincere ben 15 titoli, ma soprattutto di riportare la mentalità vincente nella capitale dopo molti anni. Quella mentalità che ora sembra essere svanita di nuovo.

Autore

  • 19 anni, studentessa di Scienze della comunicazione e aspirante giornalista sportiva. Nella redazione di Fuori Dal Gioco mi occupo esclusivamente di scrivere contenuti calcistici, italiani ed europei. Mi piace parlare di dinamiche e argomenti in maniera schietta, mettendo in evidenza punti negativi e positivi di ogni storia o giocatore che racconto.

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