23 Dicembre 2025
Difensore all’antica o estremamente moderno? Non è banale rispondere a questa domanda se il calciatore in questione è Adama Bakary Soumaoro.
Abile nel giocare sia da centrale in una linea a 4, sia in un sistema a 3, coprendo il ruolo di centrale e di “braccetto”. In Italia ha giocato nel periodo di transizione tra il calcio pre e post pandemia, dimostrando un’ottima capacità di adattamento alla Serie A fin dal suo esordio.
Difensore a 360 gradi, dunque. Ma per caratteristiche il suo ruolo ideale rimane il centrale della difesa a 3, anche se in carriera ha giocato più volte a 4, sia in Italia che in Francia.
In un’era dominata dal 3-5-2 il tema principale dei dibattici sulla tattica verte sulla funzione del “braccetto”. Spesso ci si dimentica di inquadrare il modello ideale del centrale del sistema a 3. E questo modello è proprio Adama Soumaoro, ma forse non ce lo siamo goduto abbastanza o, ancora peggio, non ce ne siamo proprio resi conto.
Pensiamo un attimo ai migliori interpreti del ruolo: Bremer, Hien, Acerbi, Buongiorno… per chi non se lo ricordasse, Adama Soumaoro aveva un qualcosa di tutti.
Questo era il ruolo più adatto alle sue caratteristiche.
Considerando il sistema di gioco di molte squadre italiane, oggi il miglior Soumaoro farebbe comodo quasi a chiunque e non ci sono problemi ad affermare che tra le squadre di media e bassa classifica non esiste un centrale migliore di quel giocatore roccioso, il cui potenziale vero è stato espresso solo a sprazzi.
Le sue doti migliori incarnano il “The Wall” per eccellenza: fisicità, velocità, agilità , anticipo, forza fisica, abilità nel gioco aereo, marcatura, discreta tecnica- il suo passato da centrocampista nelle giovanili non mente- e soprattutto leadeship, come dimostrano alcune tappe della sua carriera, divisa tra Ligue 1 e serie A.
Proprio quest’ultimo aspetto ha impressionato più di tutto il resto: nel 2018 diventa capitano del Lille dopo 10 anni di militanza tra giovanili, seconda squadra e prima squadra.
“Sono sempre stato un leader – diceva in Francia parlando del suo ruolo di responsabilità – la differenza se sei capitano è che devi parlare di più con i compagni e con gli arbitri. Io sono un introverso, ma quando c’è da dire qualcosa non mi tiro indietro». Queste sue dichiarazioni sono state riprese dal quotidiano locale genovese Il Secolo XIX in un articolo intitolato “I tifosi rossoblu impazziscono per Soumaoro”, al termine del suo esordio in serie A, il 9 febbraio 2020: Genoa-Cagliari finita 1-0 con gol di Pandev.
Nel mercato invernale della stagione 2019/2020 il difensore classe ’92 nato in Francia da genitori maliani si trasferisce in prestito al Genoa, dopo aver collezionato 100 presenze in Ligue 1, tutte con il Lille, la squadra più importante della sua carriera. Disputa in totale 8 partite, tutte di grande livello. La settimana dopo l’esordio firma la sua prima rete in Serie A sul campo del Bologna, come per uno scherzo del destino. Il Genoa espugna il Dall’Ara vincendo 0-3, ottenendo punti fondamentali per salvezza, che poi arriverà in estate alla ripresa del campionato.
Segna in spaccata, da attaccante vero, concludendo a rete un assist di Masiello dopo un’azione iniziata con un calcio di punizione battuto in area da metà campo.
L’allenatore di quel Genoa era Davide Nicola, il suo primo grande maestro italiano, colui che gli ha insegnato l’arte della difesa italiana. E per quelle 8 partite è uno dei migliori difensori del campionato.

10 milioni per il riscatto sono troppi e il Grifone lo rispedisce al mittente. In Francia non trova la fortuna che aveva avuto nelle stagioni passate e nel gennaio 2021 decide così di tornare in Italia. Torna a vestire la casacca rossoblu, questa volta quella del Bologna a cui aveva segnato il suo primo gol in Serie A. In Emilia incontra un altro grande maestro: Siniša Mihajlović, che lo posiziona titolare al centro della difesa per tutto il girone di ritorno. La prima stagione ripaga: 41 punti e dodicesimo posto per i rossoblu.
Il franco maliano segna la sua seconda rete in Serie A, che rimarrà l’unica in 71 presenze con i felsinei.
Suo il gol che avvia la rimonta sul campo del Crotone: sotto 2-0 allo Scida, il Bologna la ribalta nel secondo tempo vincendo 2-3. Un particolare interessante è il gol del difensore, molto simile a quello che aveva segnato proprio contro il Bologna: Palacio vince una serie di rimpalli e appoggia rasoterra il pallone nel mezzo dell’area piccola. Soumaoro interviene in scivolata e il pallone finisce in rete. Altro gol da rapace.
La società non ci pensa due volte a spendere 1,8 milioni per il riscatto. Anche la stagione 21/22 è positiva per il numero 5, anche se non mancano i passaggi a vuoto. Rimedia due espulsioni contro Napoli e Udinese.

Lo snodo in negativo della sua carriera è la primavera della stagione successiva. È l’anno della scomparsa di Sinisa, con cui aveva disputato due ottime stagioni. A Bologna, così, arriva Thiago Motta.
Inizia a soffrire di qualche infortunio di troppo ed è costretto a stare qualche settimana ai box. Ciononostante, è lui il titolare. Lo spartiacque della sua carriera ha una data precisa: 4 maggio 2023.
Al minuto ’36 di Empoli-Bologna è costretto a uscire per un durissimo infortunio. La diagnosi è spaventosa: lesione al legamento del tendine rotuleo. Oltre un anno di stop. Fa in tempo a rientrare in panchina alla penultima di campionato della stagione successiva, quella d’oro per Thiago Motta e compagni, quella della cavalcata verso la qualificazione della Champions League. E indovinate contro chi rientra tra i convocati? Sì, contro il Genoa, che in Italia lo aveva lanciato.
Rescinde il suo contratto a fine stagione e da allora non metterà più piede in campo, non troverà più squadra, neanche in campionati o serie minori. Così, per ora, termina la sua carriera, mai veramente decollata a causa di numerosi infortuni, fino ad arrivare all’ultimo. Non ha ancora annunciato ufficialmente il suo ritiro e chissà se, a 33 anni, possa tornare sul prato verde. Il suo fisico non potrà mai tornare al suo massimo splendore. Non vedremo più ciò che abbiamo visto nel suo periodo migliore, ma potremmo tornare ad abbracciare uno dei pochissimi difensori moderni d’altri tempi.
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