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Ahmad Benali, il (mancato) Jimmy Gimble libico

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Calciatori dimenticati, Calcio, Calcio e politica e

Ahmad Benali, il (mancato) Jimmy Gimble libico

Il centrocampista libico, terzo giocatore del suo Paese a militare in Serie A, ha formalizzato in questi giorni il suo passaggio all’al-Ittihad di Tripoli, dopo quasi quindici anni in Italia. Un “ritorno” in quella Libia martoriata dove non è nato, ma a cui Benali si sente molto legato e che ha scelto di rappresentare calcisticamente, come capitano

In origine fu Saadi Gheddafi, terzogenito di papà Mu’ammar. 83 presenze e 22 gol nel campionato locale. Portato a Perugia nel 2003 dal presidente Luciano Gaucci, a causa dei suoi legami economici con la Tamoil, di proprietà del governo libico. 13 minuti disputati contro la Juventus, di cui era tifoso e socio al 7% (attraverso la Libyan Arab Foreign Investment Company, un fondo d’investimenti statale). Poi otto minuti con la maglia dell’Udinese e zero con quella della Sampdoria. Vanta anche quattro presenze in Nazionale, finché il ct italiano Franco Scoglio decide di non convocarlo più (“Durante la mia gestione non ha fatto neanche un riscaldamento. Come giocatore non vale niente), in barba ai ricatti e alle minacce di chiamare il padre. In seguito imprenditore cinematografico, esule in Niger, arrestato dall’Interpol, processato per omicidio in Libia, scarcerato.

Sull’onda dell’entusiasmo per questa mirabolante parabola, in quegli anni un’altro libico fa la comparsa nel nostro campionato. Si tratta di Jehad Muntasser, esterno approdato al Treviso nella stagione 2005-2006, l’unica disputata in Serie A dal club veneto. Che nel gennaio 2007, dopo 13 presenze, risolve il contratto con il calciatore a causa del mancato reperimento di sponsor dal Paese nordafricano. Alcuni anni dopo, è il turno di Ahmad Benali, a cui facciamo gli auguri per i suoi 34 anni.

Saadi Gheddafi e il patron del Perugia Luciano Gaucci

There’s Only One Ahmad Benali

Molti di voi lo conosceranno: Jimmy Grimble è il protagonista della celebre commedia ingleseThere’s Only One Jimmy Grimble. Si tratta della storia di un adolescente appassionato di calcio e tifoso sfegatato del Manchester City, perseguitato a scuola dai suoi compagni tifosi dei Red Devils. Un giorno un’anziana signora gli regala una paio di scarpini vecchi, malandati ma magici, che Jimmy è costretto a indossare dopo che gli sono stati rubati i suoi. Da lì cambia la storia: grazie a questi scarpini il piccolo Jimmy diventa un calciatore talentuosissimo e inizia a credere sul serio che gli scarpini siano magici, finchè non scopre la verità: era tutto frutto della sua fantasia e ad essere magici non erano gli scarpini, ma il suo reale talento. Alla fine, riceve la chiamata della sua squadra del cuore.

Cos’hanno in comune Jimmy Grimble e Ahmad Benali? Il Manchester City è il filo conduttore tra questi due talenti. Ma ciò che accomuna di più i due è il talento cristallino; gli scarpini, che rendono il calcio di Jimmy così speciale, sembrano quelli indossati da Benali nelle sue annate migliori. E anche forse anche l’ex numero 10 classe di Pescara e Crotone, come Jimmy, avrebbe dovuto credere di più nel suo talento.

Le giovanili al Manchester City

La sua carriera inizia proprio nelle giovanili del Manchester City, poco prima che diventasse la potenza calcistica mondiale che conosciamo oggi. Ai Citizens rimane per ben 10 anni ed esordisce persino con l’Under 17 della nazionale inglese nel 2008.

All’età di quasi 20 anni approda in prestito al Rochdale, in League One, dove esordisce tra i professionisti.

A fermare la sua crescita è un infortunio che già a novembre del 2011 lo costringe a tornare alla casa base. Il fantasista libico, però, rimane fuori rosa, e non si laurea campione d’Inghilterra: è proprio quella la stagione in cui la squadra di Roberto Mancini vince il titolo all’ultimo respiro, nella celebre rimonta contro il QPR, a 44 anni di distanza dall’ultimo campionato vinto. Nella stessa stagione, inizia sia il ciclo vincente dei blu di Manchester, sia la carriera di Benali tra i grandi.

La prima è un’annata decisamente sfortunata, una costante della sua carriera: anche nelle sue stagioni migliori le squadre in cui ha militato sono entrate in buchi neri e non ne sono più uscite.

Un giovanissimo Ahmad Benali con la maglia del Manchester City. Fonte: The Sun

Una vita in Italia- le migliori annate tra Brescia e Pescara

Nell’estate 2012 ascia il suo paese di nascita per trasferirsi in serie B al Brescia. Ed è sempre rimasto in Italia fino a pochi giorni fa: ha collezionato in totale 304 presenze in Serie B e 71 in Serie A, facendosi apprezzare soprattutto a Brescia e a Pescara.

La sua consacrazione coincide con la stagione stagione 2014/2015: segna 9 reti in 35 partite nel campionato cadetto. È questa la sua annata più prolifica, nel ruolo che più di tutti era adatto a lui: il trequartista, libero di svariare a suo piacimento in tutto il fronte offensivo.

Le prestazioni del ragazzo convincono Zamparini a portarlo a Palermo. In Sicilia, però, è solo di passaggio: viene girato in prestito al Pescara in serie B. In Abruzzo diventa uno dei protagonisti della promozione in serie A. Anche se inferiore dal punto di vista prolifico (5 reti in 39 partite), le prestazioni del fantasista rimangono di altissimo livello: viene anche inserito nella squadra dell’anno. Scatta l’obbligo di riscatto a 4 milioni di euro.

Benali in azione con la 10 del Pescara. Fonte: The Sun

Esordio da sogno

Finalmente il grande salto. La stagione 2016/2017 è la migliore della sua carriera.

L’impatto con la serie A è a dir poco devastante: gol all’esordio contro il Napoli nel pareggio per 2-2 all’Adriatico. Si presenta alla nostra serie A con un pallonetto delizioso su Pepe Reina dopo essere stato imbucato da un filtrante di Valerio Verre. A fine stagione saranno 6 i gol in campionato, alla sua prima stagione. Il suo talento non basta però per salvare i Delfini, che retrocedono coni il record negativo di punti (18) nell’era dei 3 punti a 20 squadre.

Il paradosso delle retrocessioni

Sebbene tra il 2014 e il 2017 Benali abbia vissuto il massimo della sua espressione calcistica, le squadre in cui ha giocato sua hanno attraversato stagioni complicate. Oltre a importanti promozioni (Pescara 2014/2015 e Crotone 2019/2020), Benali ha vissuto retrocessioni proprio nei suoi anni d’oro.

Nella stagione 2014-2015 il Brescia retrocede in Serie C, salvo poi essere ripescato; per non parlare del già citato Pescara due stagioni successive.

Il suo talento si manifesta anche a Crotone, dove si traferisce nel gennaio 2018, dopo : gli squali retrocedono e per Benali è la seconda retrocessione di fila, la terza in carriera.

Ma l’anno seguente Benali è ancora protagonista: 7 gol in campionato per il numero 10. In questa stagione segna il gol più celebre della sua carriera.

Un gol da vedere e rivedere

25 settembre 2018, Pescara. Al ’49 Benali ha il pallone tra i piedi poco oltre il centrocampo, orientato verso la porta avversaria. Fiorillo è fuori dai pali. Il centrocampista libico se ne accorge e calcia con il sinistro, il suo piede debole. La parabola è un mix tra un pallonetto e un tiro secco. Sorprende il portiere e sigla il momentaneo 1-1 (la partita finirà 2-1 per i padroni di casa). Uno dei gol dell’ex più belli di sempre. Forse non lo avranno visto a Tonga, ma è quasi certo lo abbiano visto a Tripoli.

min 00:44 gol di Benali

L’ascensore della sua carriera non è ancora finito: nel 2020/2021 i calabresi, tornati in Serie A dopo due stagioni, terminano l’annata con la retrocessione. Da qui in poi il classe 92 rimane in pianta stabile in serie B, ma la magia dei suoi scarpini sembra finita. Gira senza riuscire a esprimersi al meglio tra Pisa, Bari e infine Virtus Entella, da cui si è svincolato di recente. Neanche il ritorno al Brescia nel 2022 riesce a riaccendere la luce.

L’esultanza di Benali dopo un gol ai tempi del Crotone

Da Gheddafi a Benali

“Saadi Gheddafi? Quella era una farsa. Quando c’era Gheddafi che comandava nessuno poteva uscire dalla Libia. Non ci poteva essere qualcuno piu famoso di lui. Ma se non lo hanno fatto mai giocare [Saadi] qualcosa vorrà pur dire”. Si apre così l’intervista di Benali a Repubblica datata 15 luglio 2015, appena arrivato al Palermo (da cui viene subito spedito in prestito a Pescara). Si è evidentemente dimenticato, così come il suo intervistore, del povero Muntasser. In ogni caso, una risposta che fa capire bene cosa pensi Benali del raìs e del suo regime durato 42 anni.

Intendiamoci, non vogliamo assurgere un calciatore, nato e cresciuto lontano dal suo Paese, ad opinion leader o esperto di geopolitica. Anche perché quanto successo dopo la caduta di Gheddafi (oltre a ciò che ci è stato nascosto all’epoca) è ormai sotto gli occhi di tutti, con ricadute particolari sull’Italia. Tuttavia, è una testimonianza di valore, proprio perché proveniente da un membro di una categoria professionale di per sé cosmopolita e sradicata, che raramente si esprime su certe tematiche. Sicuramente, non pecca di ingenuità: “Il guaio è che tutti cercano i soldi del petrolio libico: americani, inglesi, tutti […]Quelli dell’Isis non sono libici”.

Benali, figlio della Libia

Le mie radici sono in Libia. Ho giocato in tutte le nazionali giovanili inglesi e poi, un giorno, è arrivata la chiamata della nazionale maggiore libica. Non ci ho pensato un attimo”. Colleziona 10 presenze e 3 gol con la maglia dei Cavalieri del Mediterraneo. Una scelta motivata due anni dopo nel corso di un evento a Roma con l’ambasciatore del suo Paese: “È stato il più bel giorno della mia vita quando sono sceso in campo con la maglia che ho sempre sentito come quella della mia patria. Sono cresciuto in Inghilterra, ma i valori e la cultura che mi ha trasmesso mio padre sono quelli libici. Concetto ribadito in un’intervista del 2024: “Il punto più alto della mia carriera. Indossare la fascia da capitano della Nazionale è stato un motivo di grandissimo orgoglio. Era il mio sogno, oltre quello di mio padre”.

“Ci sono grossi problemi legati alla sicurezza. Mi farebbe piacere poterci tornare, rivedere la mia gente e tutte le cose belle che ci sono, ma è impossibile […] Purtroppo è troppo pericoloso”. In quegli anni la Nazionale libica è costretta a giocare le partite casalinghe nei Paesi vicini (Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto) a causa della guerra civile e delle scorribande dello Stato Islamico. Solo il 25 marzo 2021, quando Benali ha già lasciato la Nazionale, la Libia torna a disputare un match sul suo territorio, una sconfitta per 5-2 subita dalla Tunisia nell’ambito delle qualificazioni per la Coppa d’Africa.

Benali
Benali in azione con la maglia della Nazionale libica

Benali, cittadino inglese

Le origini di Benali sono peraltro abbastanza eterogenee, con radici scozzesi dal lato materno e parte della famiglia del padre stabilitasi in Germania. Tuttavia, le sue parole ci inducono a riflettere sul reale sentimento di appartenenza avvertito tutt’oggi da molti ragazzi di seconda generazione. E che spiegano come quasi il 30% dei calciatori partecipanti all’ultima Coppa d’Africa siano in realtà nati in Europa.

Ma Benali è sinceramente legato anche alla sua Manchester. In particolare alla sponda dei Citizens: “Mio padre mi ha trasmesso la passione per il calcio, da piccolo mi portava su tutti i campi, soprattutto quello del City. Ero allo stadio il giorno del loro primo scudetto, una grande emozione. Tifavo quando giocavano in Serie C, già da 8 anni ero tesserato con loro. Il mio sogno sarebbe quello di rappresentare il Manchester City, in qualsiasi modo.

Un sogno probabilmente destinato a rimanere tale. Ma che probabilmente gli ha dato la motivazione per affrontare una carriera a suo modo prestigiosa, che lo ha portato a calcare i campi di Serie A e B con oltre 400 presenze e quasi 50 gol da professionista. Ora che ha firmato con l’al-Ittihad Tripoli, immaginiamo che possa chiudere il suo percorso come calciatore serenamente e orgogliosamente, nel Paese d’origine del suo papà.

Autori

  • Romano, 26 anni, in teoria giornalista professionista. Mi piace vivere il calcio dagli spalti, girare stadi e sfruttare l'occasione per conoscere città, Paesi e popoli. Di calcio non capisco nulla eh, preferisco parlare di quello che ci sta attorno...calcio e politica il mio binomio preferito dopo gin e tonic. In Fuori Dal Gioco sono referente per la rubrica “Calcio e politica”.

  • 24 anni, genovese doc. Giornalista? No. La scrittura come forma per esprimere la mia libertà. Appassionato di calcio. Fetish per i giocatori strani del passato della nostra amata serie A. Da oltre un anno collaboro con Fuori Dal Gioco e sono referente della sezione “Calciatori dimenticati”.

    Risultatista puro. Chi lo ha detto che gli 0-0 sono partite brutte?

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