21 Luglio 2026
Sono giorni caldissimi in casa Empoli. Prima la trattativa in esclusiva con un fondo americano per l’acquisizione della società. Poi l’addio del direttore sportivo Stefanelli, l’arrivo di Fabio Artico e il ritorno in panchina di Guido Pagliuca. Sul mercato, intanto, stanno partendo tanti giocatori: dopo Olivieri e Perillo, sono arrivate anche le uscite di Zanaga, Konaté e Ignacchiti. E basta guardare i 32 convocati per il ritiro per accorgersi di una cosa: l’Empoli ha tantissimi giovani. E non parliamo solo di ragazzi aggregati per numero. Parliamo di 2007, 2008, 2009. Una generazione intera di talenti che il club sta portando con sé. Però c’è un problema: non ci sarà spazio per tutti.
La Serie B è un campionato difficile, fisico, complicato. Non puoi pensare di affrontarlo soltanto con ragazzi giovanissimi. E quindi alcuni di questi giovani dovranno probabilmente partire, perché l’Empoli deve fare cassa. Lo ha detto anche il presidente Corsi: su dieci ragazzi che andranno in ritiro, magari tre o quattro riusciranno davvero a conquistare l’allenatore, a convincerlo e a ritagliarsi uno spazio. Gli altri dovranno trovare una strada diversa. E la cosa interessante è proprio questa: quei soldi serviranno per costruire il resto della squadra, perché accanto ai giovani servono giocatori di esperienza, calciatori pronti per la Serie B.
Dalla conferenza stampa di Fabio Artico di settimana scorsa sono emersi alcuni dettagli molto importanti. Uno su tutti: prima si vende, poi si compra. Artico e il presidente Corsi sono stati chiari: il mercato sarà costruito con una logica precisa. Esce un giocatore in un ruolo? Entra un giocatore in quel ruolo. Non ci saranno rivoluzioni, ma sostituzioni mirate.
Un altro aspetto molto interessante riguarda la scelta dell’allenatore. Pagliuca non è stato semplicemente una decisione del presidente: è stata una scelta portata avanti soprattutto da Fabio Artico, e questa secondo me è una novità importante.


Perché Corsi, negli ultimi anni, ha dimostrato di voler essere molto presente nelle decisioni tecniche. Questa volta invece sembra essersi fatto un passo indietro: ha dato fiducia al direttore sportivo. Il messaggio è stato chiaro: “Se questa è la tua scelta, se questa è la tua idea, io ti seguo.” E anche Pagliuca ha fatto una cosa che secondo me va sottolineata: ha riconosciuto i propri errori, ha fatto mea culpa e ha parlato della necessità di migliorare. Sapete cosa vi dico? Dopo almeno due anni, ho avuto una sensazione diversa.
Ho percepito finalmente una cosa: un progetto. Non so se sarà un progetto vincente. Non so dove arriverà l’Empoli quest’anno. E non mi interessa nemmeno dire oggi se sarà Serie A, playoff o una stagione difficile. Quello che mi interessa è vedere una società con delle idee. Perché Artico lo ha ribadito: la squadra verrà costruita attraverso un confronto quotidiano con l’allenatore. Ci sarà un dialogo costante tra le varie parti, con confronto e una linea comune. E questo significa una cosa: idee. Giuste o sbagliate che siano, finalmente sembra esserci una direzione.
E per me questa è la cosa più importante: vedere un gruppo, una squadra e una società che combattono per le proprie idee. Perché nel calcio puoi sbagliare una scelta, puoi sbagliare un giocatore, puoi sbagliare una stagione. Ma senza idee non vai da nessuna parte.
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