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Pallone d’oro: tra ego e proclami esagerati

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Calcio, Serie A –

Pallone d’oro: tra ego e proclami esagerati

“Dio me l’ha data e guai a chi la tocca” diceva, secondo la tradizione, Napoleone nel 1805 quando venne incoronato Re d’Italia. “Il Pallone d’oro è mio, lo merito più degli altri”, dicono alcuni dei candidati al premio, nel 2026. Manca sempre meno alla consegna del trofeo, il 26 ottobre a Londra, e la tensione comincia a farsi sentire. Da cosa lo intuiamo? Ovviamente dai continui proclami e dalle interviste autocelebrative di alcuni dei candidati.

Sì, perché mai come quest’anno regna l’incertezza su chi la spunterà: tra i 30 finalisti sono in tanti quelli che possono rivendicare il premio. C’è il “blocco Spagna” con Rodri, Yamal e Cubarsí, c’è Kvara e Kane. Tutti potenziali vincitori, tutti a cui manca qualcosa per mettere il muso davanti agli altri. Il problema è quando il Pallone d’oro diventa un’ossessione, come nel caso di Kylian Mbappé.

Un’ossessione chiamata Pallone d’oro

Il francese è quello che si sta esponendo di più. Ogni giorno che passa rilascia una nuova intervista in cui parla del Pallone d’oro e lancia sempre lo stesso messaggio: “Quest’anno lo merito io”. Pochi giorni fa si è espresso ai microfoni di FIFA.com e ha detto che, in caso di non vittoria sarebbe il suo “spirito competitivo” a risentirne di più. Ma lo merita davvero?

I criteri per la vittoria

Nel 2024 la UEFA nel suo sito ufficiale ha fatto un approfondimento, elencando i tre criteri per l’assegnazione del premio: prestazioni individuali, carattere da leader e da trascinatore, prestazioni e risultati di squadra, classe e fair play. Analizziamo i numeri di Mbappé. Per quanto riguarda il primo punto ci sono pochi dubbi sul fatto che abbia fatto un’ottima stagione a livello individuale: capocannoniere in Liga, in Champions e al Mondiale. In quest’ultima competizione, inoltre, è anche diventato il miglior marcatore di sempre, a soli 27 anni.

I tanti gol segnati lo rendono un leader e un trascinatore del Real Madrid? Questo discorso si lega al secondo punto, perché i blancos non sono praticamente mai stati in corsa per nessun trofeo nella scorsa stagione. In Liga la lotta al titolo col Barcellona è durata pochissimo e i blaugrana hanno addirittura vinto il campionato nel Clásico. In Champions il cammino del Real è terminato ai quarti, con il Bayern che ha vinto entrambe le partite e la Coppa del Re è stata un disastro, con l’eliminazione contro l’Albacete.

E con la Francia? I transalpini erano indubbiamente la squadra da battere. Tutto sembrava andare verso una vittoria agevole, ma appena si sono trovati davanti forse l’unica squadra in grado di pareggiare il loro livello si sono sciolti come neve al sole. Ciò che balza all’occhio, però, è la prestazione estremamente negativa di tutto l’attacco francese, Mbappé compreso.

La colpa dei fallimenti della Francia e del Real non è solo di Mbappé e poche partite non devono “sporcare” una stagione quasi eccellente. Tuttavia, i zero titoli con la squadra sono delle macchie importanti sull’annata del francese.

L’autocelebrazione esagerata e il caso Yamal

Il fulcro del discorso, però, non è sulle prestazioni di Kylian: c’è chi dice che meriti il premio ed è lecito che lo pensi. Ciò che stona sono le dichiarazioni continue sul fatto che “lui meriti il Pallone d’oro”. Sì, perché dire ad ogni intervista:“Io merito il Pallone d’oro più degli altri”, “Datemi il premio o il mio spirito competitivo ne risentirà” e tante altre frasi simili è diventato stucchevole. Lo stesso discorso vale per Lamine Yamal, un altro che non si è risparmiato da questo punto di vista.

Lo spagnolo è reduce da una stagione individuale inferiore rispetto al collega, ma nettamente migliore per quanto riguarda gli obiettivi di squadra. Lamine ha vinto il campionato proprio davanti a Kylian e anche il Mondiale, ma quanto pesa il fatto che in quest’ultima competizione non sia stato sé stesso. È chiaro che non ci sarebbero stati dubbi se il fuoriclasse del Barcellona non avesse avuto l’infortunio e avesse vinto il Mondiale da protagonista, ma le prestazioni altalenanti in America lasciano ancora tutto aperto.

Quindi qual è stata la mossa successiva? Interviste e dichiarazioni in cui dice di essere l’unico che merita il premio, esattamente come Mbappé.

Mossa giusta o controproducente?

E dunque ecco che torna in mente la metafora di Napoleone che si infila la corona da solo. Mbappé e Yamal si sono autoeletti i più forti del mondo, e forse è pure così, ma questa autocelebrazione è davvero esagerata e forse pure controproducente. Sia chiaro, ben vengano le frecciate e i botta e risposta, che animano la sfida e aggiungono brio. Diciamoci la verità: dopo il dualismo Messi-Ronaldo abbiamo bisogno di nuove rivalità, ma dire continuamente “io sono migliore degli altri” non ti renderà più meritevole dei tuoi avversari. Siamo sicuri che sia la mossa giusta? Il dibattito sul miglior giocatore del mondo non può trasformarsi in una gara a chi urla più forte, lasciando in secondo piano il campo.

Autore

  • Classe 2001, provenienza: Sardegna. Dopo la Laurea in Lettere all’Università di Cagliari ho conseguito la specializzazione in Informazione, Culture e Organizzazione dei Media all’Università di Bologna. Per me parlare di sport è vita, storie ed emozioni: in Fuori Dal Gioco le racconto.

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