11 Dicembre 2025
No, non siamo impazziti. Piotr Zieliński è il miglior calciatore dell’Inter. Non in termini assoluti, che sia chiaro, anche se dal punto di vista puramente tecnico e qualitativo si fa fatica a trovare qualcuno meglio di lui. È il miglior calciatore dell’Inter dell’ultimo mese/mese e mezzo, senza alcun dubbio.
Senza dover andare troppo indietro nel tempo, se si pensa semplicemente a due mesi fa, quasi nessuno avrebbe immaginato una crescita così esponenziale del polacco classe 1994. All’Inter da due anni, nella passata stagione sotto la guida di Simone Inzaghi, Piotr non era riuscito minimamente a incidere. I gettoni raccolti alla sua prima annata con i colori nerazzurri sono stati 39, conditi da 2 reti e 3 assist. Non male verrebbe da dire. Se si guarda, però, al dato dei minuti giocati, ecco che si ridimensiona il tutto: 1775’. Che divisi per le quasi 40 apparizioni danno come risultato finale 45’ di media a partita. La matematica non mente. Seppur per qualità e caratteristiche Zieliński potesse essere il centrocampista perfetto per un amante del bel giuoco e della pulizia tecnica come Inzaghi, il polacco non è mai riuscito ad entrare nelle sue grazie.

Tutt’altra musica, invece, con Cristian Chivu al comando. Pietro – come ormai è solito essere chiamato dai suoi compagni – è tornato ad essere centrale nel progetto nerazzurro. Non più solo come valida alternativa al trio dell’Ave Maria Barella – Calhanoglu – Mkhitaryan, ma come vera e propria risorsa anche dal primo minuto. La concorrenza a centrocampo è aumentata con gli innesti del giovane talento Sučić e del fin qui difficile da decifrare Andy Diouf, oltre sempre all’incognita Davide Frattesi. Tutti pensavano che il passare degli anni a casa Mkhitaryan avrebbe definitivamente aperto le porte a Sučić, arrivato in punta di piedi ma con la nomina di predestinato. L’inizio di campionato sembrava dar ragione ai più, ma Zielo si è sempre fatto trovare pronto, in attesa del momento giusto.
La gara del 25 ottobre del “Maradona” contro il Napoli e l’infortunio di Mkhitaryan hanno sparigliato le carte in tavola. Zieliński ha cominciato a insidiare seriamente il croato, partendo dal primo minuto per cinque volte (Champions League e Coppa Italia incluse) e vincendo più volte il ballottaggio come prima sostituzione. Come naturale conseguenza, anche le sue prestazioni sono salite di livello e oggi non sembra essere troppo lontano dallo Zielo dei vecchi tempi.

Zielo è un centrocampista moderno, dai piedi buoni, con visione di gioco e fantasia nell’ultima giocata. Dategli la palla, a lui destro o sinistro non fa differenza. Grazie a Simone Inzaghi, causa infortunio di Calhanoglu, il 7 nerazzurro è stato riscoperto anche in una veste a lui sconosciuta: quella del regista. Mezz’ala d’antologia, Piotr non si era mai cimentato nel ruolo di primo costruttore di gioco e di interdittore quando serve. La sua crescita è passata anche da questo: reinventarsi in un ruolo a lui totalmente nuovo, andando a lavorare e migliorare anche su aspetti di carattere puramente difensivo.
Potete togliere il fantasista dalla trequarti, ma mai la trequarti dal fantasista. Zieliński avrà sempre come primo amore quegli ultimi 30 metri di campo, dove può sprigionare tutta la sua magia da numero 10 che non ci ha creduto abbastanza. Le sue due reti segnate finora in stagione parlano chiaro: la sua pulizia nelle giocate, il suo tocco delicato e gentile, il suo flirt con il pallone non se ne andranno mai. La conclusione al volo di piattone destro contro il Verona, il dai e vai repentino e di pura tecnica con Bonny, il piazzato rasoterra contro l’Atletico Madrid non fanno altro che mandare indietro la mente a neanche tanto tempo fa. Quando il polacco incantava tutti.

Zieliński convince tutti, Chivu, compagni, società e tifosi. Ora, con l’assenza di Calhanoglu per infortunio e la mancanza in rosa di un vero sostituto di ruolo, Zielo avrà ancora più spazio. Già nella gara di Champions League contro il Liverpool, il 7 nerazzurro si è preso sulle spalle i suoi nel ruolo di regista puro, con licenza di avanzare e inventare. Il paragone con il turco, però, non si può ancora fare. Non tanto per la fase di possesso, dove la sua qualità ha pochi eguali, piuttosto nel dinamismo e nel recupero palloni, in cui Calha eccelle non solo a livello nazionale, ma europeo.
Da circa due mesi a questa parte, il polacco è sempre tra i migliori in campo, senza alcun dubbio. La qualità che garantisce in fase di possesso, la sicurezza nella gestione del pallone, che, come per osmosi, trasferisce anche ai suoi compagni di reparto, e la continua minaccia che è per gli avversari, specie dal limite dell’area, rappresentano un’arma in più per Chivu. Il romeno se ne è innamorato dal primo giorno, quando nessuno ci credeva più e tutti pensavano che la sua parabola fosse già entrata nella fase discendente.
31 anni compiuti e ancora qualche cartuccia da sparare. Solo lui sa cos’è stato a fermarlo, perché madre mia, che giocatore, Zielo.
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