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Neymar: l’eterno principe mai diventato re

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Calcio, Campionati esteri –

Neymar: l’eterno principe mai diventato re

La storia ci insegna che ogni principe, prima o poi, diventa re: da Luigi XIV a Carlo Magno, passando per Filippo II di Spagna fino a Vittorio Emanuele II. La storia è infatti piena di sovrani che hanno scelto la corona. Tuttavia, a volte, anche qualche erede al trono decide di restare principe. Perché? Forse per sfuggire al peso delle responsabilità o forse per restare più vicino al popolo, senza avvertire il macigno delle decisioni. E forse, inoltre, perché alcuni regni non hanno bisogno di un trono per esistere. Neymar, quindi, è stato proprio questo: l’uomo del popolo.

Felicidades O’Ney

Quel ragazzo che ha iniziato a incantare con il Santos, con il cerottino sul naso — peraltro oggi imitato da calciatori e sportivi di ogni genere — la cresta dorata e un atteggiamento quasi strafottente. Il Brasile lo ha cresciuto come un figlio predestinato. Non solo un talento, ma un simbolo: l’erede spirituale di una tradizione che va da Garrincha a Ronaldinho, passando per Pelè e Rivaldo.  

Neymar non è stato semplicemente un giocatore. Ogni suo tocco raccontava un’infanzia fatta di campetti polverosi, di partite infinite, di creatività come unica arma per emergere. Ha incarnato il calcio puro, quello che nasce dalla strada, dalla sofferenza, dalla scalata solitaria verso la vetta. Un calcio che non si insegna, si respira. Ha incendiato i campi brasiliani, ha infuocato il Camp Nou facendo impazzire tifosi e avversari. Ha preso insulti, schiaffi, calci. Poi viene divinizzato a Parigi, il luogo che avrebbe dovuto consacrarlo definitivamente. Proprio lì, tra luci, social e comunicazione esasperata, si è affievolito il fuoco di quel bambino che amava rabone, doppi passi e dribbling impossibili. Parigi, la città dell’amore, diventa il simbolo di un paradosso: più cresceva la sua immagine, più diminuiva la sua libertà d’espressione e di gioco.

O’Rey, soprannome di Pelè a cui spesso viene paragonato, ha scelto di restare principe. Ha protetto il bambino interiore che portava dentro di sé. Una cosa è certa. Il mondo del calcio lo ha sempre riconosciuto come re. Sua Maestà, Neymar Jr. Oggi O’Ney compie 34 anni. Per celebrare il compleanno di uno dei calciatori più talentuosi della storia, ecco i 5 gol più importanti del funambolo brasiliano. Felicidades campeão!

Santos-Flamengo: il goal «alla Maradona»

27 luglio 2011, allo stadio Vila Belmiro di Santos si gioca Santos-Flamengo. Una partita rocambolesca che terminerà con il risultato di 4-5. Un giovane Neymar sfida il talentuoso e affermato Ronaldinho.

Il pallone gli arriva tra i piedi, come un presagio. Neymar lo addomestica con la naturalezza di chi parla una lingua che gli altri possono solo imitare. Davanti a lui, la metà campo del Flamengo è un labirinto di maglie rosse e nere. Il primo difensore scivola via, il secondo resta piantato, il terzo viene ingannato da una finta. Neymar danza. Arriva davanti al portiere e con un tocco morbido accompagna la palla in rete. Lo stadio esplode. Ha appena dimostrato che il calcio può essere poesia. Questo goal gli vale il FIFA Puskàs Award 2011 come miglior goal dell’anno. La sintesi perfetta della sua essenza: estro puro. È il biglietto da visita con cui viene annunciata all’Europa una nuova stella.

Barcellona-Villarreal (2015): il sombrero di Neymar

Al Camp Nou si gioca Barcellona-Villareal. Neymar è in area di rigore e riceve un cross di Suárez. La palla arriva alta ed è molto difficile da controllare. Come solo chi è cresciuto nelle favelas sa fare, accoglie la palla con uno stop, poi inventa un sombrero. L’Europa rimane pietrificata. Il difensore, ingannato dall’intenzione di intercettare subito il cross, resta a guardare e il brasiliano lo supera. Neymar colpisce al volo, di esterno e con un’eleganza tale che pochi giocatori possiedono. Il tiro fulmina l’estremo difensore del Sumbmarino Amarillo. Lo stadio gioisce. Un goal che entrerà di diritto nelle menti di tutti gli appassionati. 

Barcellona-PSG (2017): la punizione del principe

8 marzo 2017. Una partita che verrà ricordata nella storia. Il Barcellona ospita i parigini per il ritorno dei quarti di finale di Champions League. Messi, Neymar e compagni devono ribaltare il risultato. Non è semplice quando hai di fronte un’indomabile Cavani. Dopo che Messi e Suarez firmano il 3-0 blaugrana, tocca a Neymar.

Siamo al minuto 88. Il pallone è immobile, il tempo stringe. Neymar si avvicina al pallone con la responsabilità di chi sa che il destino passa dai suoi piedi. La rincorsa è breve, ma il tiro è infallibile. La punizione è impeccabile: il pallone supera la barriera e si infila in alto alla sinistra di Trapp. Non è una punizione, ma un dono del fato che regala una notte magica a tutti i tifosi. La serata sarà indimenticabile. I blaugrana battono il PSG con il risultato di 6-1. Neymar smette di essere un giocatore e diventa destino. La remuntada è completata.

PSG-Strasburgo (2019): una rovesciata da re  

14 settembre 2019, Parco dei Principi, Parigi. Il PSG ospita in casa lo Strasburgo. La partita è bloccata sullo 0-0 fino al 90’ minuto. Il brasiliano, perciò, si inventa un goal capolavoro. Diallo effettua un traversone, ma in area di rigore ci sono sei avversari e il solo Neymar. È impossibile coordinarsi, c’è troppo poco spazio. Invece, il funambolo si coordina e come. In rovesciata. Non tutti hanno quest’intuizione. Il pallone bacia il palo prima di insaccarsi in rete. Corre ad abbracciare i compagni. Lui non è stupito, sembra quasi dire «è stato semplice, no?». Tutto lo stadio, infatti, si alza in piedi. Un goal che vale da solo il prezzo del biglietto. I tifosi sono in delirio e Neymar esulta con il pallone sotto la maglia e dito in bocca.

PSG-Dijon (2018): eterno Neymar

17 Gennaio 2018, PSG-Dijon. Il risultato della partita vedrà sorridere Les Parisien che si impongono con un rotondo 8-0. Neymar decide di prendersi Parigi. Arriva il momento di calciare la punizione. Il pallone è distante, la barriera alta, il portiere vigile. Neymar osserva la scena come un pittore che studia la tela prima di iniziare a dipingere. La rincorsa è breve, lenta. Il piede colpisce il pallone che lo solleva e la traiettoria supera la barriera. Questo goal sembra disegnato a mano. Il portiere è immobile, come se fosse uno spettatore non pagante. Il «silenzio» dopo il goal sembra assordante. Tutto il mondo capisce di aver assistito ad un gesto che appartiene più all’arte, più alla poesia che allo sport.

Ney, il genio incompreso

C’è un filo invisibile che unisce Neymar e Van Gogh. Entrambi hanno vissuto in bilico tra estro e tormento, tra genio e incomprensione. Van Gogh dipingeva vortici di colore che il mondo avrebbe capito solo dopo la sua morte, mentre Neymar dipinge dribbling che il mondo capisce subito, ma non riesce a cogliere. Sono due vene artistiche non hanno mai chiesto permesso: hanno creato. Hanno osato. Hanno disturbato. È proprio questo il destino dei geni: non essere mai davvero compresi, ma essere sempre ricordati.

Neymar è il Van Gogh del calcio: un uomo che ha trasformato il caos in bellezza, la follia in arte, il dolore in colore. Ogni suo gol è un quadro che non smetterà mai di brillare. Ha fatto sognare generazioni di bambini. La corona l’ha ugualmente conquistata a suon di dribbling e giocate pazzesche. Troppo forte, ma troppo fragile. Testardo, egoista a volte. Ha incantato tutti. Possiamo dirti solo: grazie campione. Da quando sei in Brasile, forse sei più sereno. Noi ti vogliamo così, perché in fondo, il calcio lo si può amare solo dove si riesce ad esprimere sé stessi. Chapeau, Ney!

Autore

  • Sono Alessio Cicia, un docente e autore per Fuori dal Gioco. Intreccio la passione per il calcio con quella per la scrittura. Cerco sempre prospettive originali con il desiderio di raccontare il calcio attraverso uno sguardo critico e profondamente umano.

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