06 Maggio 2026
Nel 2013, dopo aver vinto 2 europei e un mondiale, la nazionale spagnola fa esordire l’ennesimo talento cresciuto in patria, nel percorso che avrebbe portato ai mondiali in Brasile l’anno successivo. All’epoca centravanti dello Swansea, Miguel Pérez Cuesta, sembra finalmente esplodere all’età di 27 anni. Dopo due stagioni ad altissimi livelli, un brutto infortunio porta il panorama calcistico europeo a dimenticarsi presto di lui.
Questa è la storia di Miguel Pérez Cuesta, per tutti Michu, uno dei “bomber di provincia” più prolifici tra il 2011 e il 2013.
Nato a Oviedo il 21 marzo 1986, Michu incarna perfettamente il prototipo dell’attaccante spagnolo moderno: un 9 travestito da numero 10, ruolo che sulla carta ha ricoperto nelle sue annate migliori.
Oltre alla sua abilità nel gioco aereo, nonostante i suoi “soli” 185 cm, si distingue per la sua tecnica raffinata, la capacità di vedere il gioco, pulire i palloni e legare con i suoi compagni. Si inserisce così in quella lista di giocatori come Morata, Iago Aspas, Joselu, Gerard Moreno, Paco Alcazer, Soldado. Anche lui figlio della cultura spagnola.
Fa parte di quei killer d’area di rigore che gli allenatori fanno fatica a lasciare fuori sia per come riescono a far giocare bene tutti i loro compagni sia per la loro capacità di rendere al meglio in qualsiasi posizione dell’attacco. La sua particolarità è proprio questa: segna caterve di gol, la maggior parte delle quali da vero numero 9, pur giocando alle spalle del vero attaccante.
Ciò che rende Michu speciale è il suo spietato fiuto del gol.
Esordisce tra i professionisti nel 2003 in Tercera División con il Real Oviedo, la squadra della sua città. Dopo anni di gavetta in seconda serie, tra Real Oviedo e Celta Vigo, nel 2011 arriva la sua prima grande occasione: il Rayo Vallecano neopromosso punta su di lui per cercare di ottenere la salvezza.
La stagione d’esordio di Michu in prima divisone è da sogno: con 15 gol in 37 partite trascina i biancorossi al quindicesimo posto in classifica. E’ lui il capocannoniere della squadra, nonostante giochi alle spalle di Raúl Tamudo o di Diego Costa.
24 settembre 2011. Questa data Michu non la dimeticherà mai: il suo Rayo esce sconfitto 6-2 al Bernabeu, ma indovinate chi segna i due gol degli ospiti?
Sigla la prima rete dopo appena 15 secondi dal fischio d’inizio: Piti calcia dalla lunga distanza, Casillas non trattiene e respinge centrale. Michu è più veloce di tutti e da vero rapinatore d’area si lancia sulla respinta del portiere portando avanti i suoi.
Al 55′ sugli sviluppi di un corner arriva la doppietta, frutto del suo senso di posizionamento nei 16 metri: Un corner viene prolungato di testa, Michu si sgancia sul secondo palo e arriva con i tempi giusti sul pallone: trafigge Casillas con un tocco di destro e accorcia le distanze: 3-2. Tutto inutile, perchè nella seconda parte della ripresa Cristiano e compagni dilagano fino al 6-2 finale.
Sono questi i due gol che riassumono tutta la qualità del 25enne: non corre dietro la palla, è la palla stessa che va da lui.
Quella con il Rayo da Rookie è la sua unica stagione in Liga.
Dopo aver conquistato i tifosi della terza squadra di Madrid, lascia la Spagna per la prima volta a 26 anni.
Nell’estate 2012 lo Swansea militante in Premier League sborsa poco più di 2,5 milioni per accaparrarsi uno dei migliori marcatori della stagione passata. E chi meglio di lui, per movenze ed eleganza poteva vestire la maglia numero 9 di un club che ha un cigno come simbolo? Michu con la maglia bianca dello Swansea incarna perfettamente la classe e la pulizia tecnica dell’attaccante ideale.
In Premier l’ex Rayo non sente per nulla l’impatto con il calcio inglese: doppietta all’esordio contro il QPR, nell’incontro che vede lo Swansea travolgere i londinesi per 0-5.
Vive la sua miglior stagione in carriera: con 18 i gol segnati in 35 partite di campionato e porta lo Swansea al nono posto in classifica. Quinto nella classifica marcatori, dietro solo a Van Persie, Suarez, Bale e Benteke, giusto per dare un’idea.
In quella stagione i gallesi si portano a casa la Coppa di Lega, il primo titolo inglese della loro storia. Il bomber della squadra, neanche a dirlo è l’attore principale: gol agli ottavi contro il Liverpool e gol in semifinale di andata a Stamford Bridge contro il Chelsea.
Entra nel tabellino dei marcatori anche nella finale contro il Bradford City, vinta per 5-0.
A ottobre di quella stagione veste per la prima e unica volta la maglia della Nazionale, come dicevamo in apertura: subentra nella gara di qualificazioni ai mondiali contro la Bielorussia, senza però incidere.

Non si ripete al suo secondo anno in Premier, complice qualche infortunio, anche se riesce a trovare i primi gol in Europa League con lo Swansea.
Nel mercato estivo del 2014 il Napoli di De Laurentis e del suo connazionale Rafa Benitez punta su di lui, acquistandolo in prestito. Dopo un esordio da sogno in Liga e uno in Premier il detto “non c’è due senza tre” sembra solo una formalità. Invece a Napoli inizia il calvario che lo porterà lontano dai radar in pochissimi mesi: gioca appena 3 partite di campionato, 2 di Europa League e una ai preliminari di Champions League, su cui poi torneremo.
23 ottobre 2014, Altra data che Michu non dimenticherà mai: al 62′ di Young Boys-Napoli l’attaccante spagnolo è costretto ad abbandonare il campo per una periostite tibiale. Si tratta di un’infiammazione del periostio, ossia la sottile membrana che ricopre la parte più esterna dell’osso, che racchiude le altre e permette che all’osso arrivi l’innervazione e i vasi sanguigni, ma anche la crescita, la protezione e la riparazione dell’osso stesso.
La stagione di Michu e la sua esperienza al Napoli terminano in questo modo, e di fatto anche la sua carriera.
Il suo debutto con la maglia azzurra è da dimenticare. Il Napoli affronta l’Athletic Bilbao nei preliminari di Champions League.
Al 81′, sul risultato di 1-1, Michu riceve il pallone del vantaggio. Cross basso dalla sinistra, sponda per lui, sul dischetto del rigore, in posizione centrale. Il pallone che riceve è pulito e il neo centravanti partenopeo deve solo fare ciò che gli riesce meglio: spaccare la porta e gonfiare la rete. Incredibilmente non calcia. Cerca un compagno in area che non c’è. Nessuno riceve il pallone.
La partita finisce 1-1 e il Napoli perderà al San Mamés 3-1, fallendo la qualificazione in Champions League. E’ questa l’unica immagine che l’Italia ha di quell’attaccante che tra il 2011 e il 2013 intimoriva qualsiasi difensore avversario in Spagna e Inghilterra.
Se è vero che Miguel Pérez Cuesta fosse un calciatore estremamente estetico e pulito, è altrettanto vero che quando vedeva la porta il suo unico pensiero è sempre stato quello di essere cinico. Non in questo caso: Paura? Eccesso di altruismo? Errore di scelta? Lo spagnolo stesso ha provato a spiegare l’episodio.
Non ha avuto problemi a parlare durante un’intervista rilasciata a alla rivista Ultimo Uomo nel 2016: “Adesso so, dopo aver visto il replay, che in quel caso avrei dovuto calciare in porta […] Ma i tifosi non mi hanno mai fatto pesare né l’errore né le assenze per infortunio, i napoletani con me sono sempre stati gentilissimi e disponibili. Quella azzurra è una delle migliori tifoserie del mondo, senz’alcun dubbio. E comunque quella notte di Champions non la dimenticherò mai perché il grido ‘The Champions’ dei tifosi alla fine dell’inno prepartita mi lasciò con la pelle d’oca“. Ricordi dolciamari, in un’altra notte che non si dimenticherà mai.

Dopo il brutto infortunio la sua carriera finisce: torna in campo nel gennaio 2016 nella quarta serie spagnola e si ritira all’età di 31 anni nel 2017, dopo essere tornato all’Oviedo, dove tutto ebbe inizio.
Dopo aver acquistato delle azioni del Real Oviedo per evitare la retrocessione in quarta serie del Club, inizia la sua carriera dirigenziale e è dirigente del Burgos, in seconda divisone spagnola.
E’ questa la storia di uno degli attaccanti più affascinanti tra il 2011 e il 2013, una delle tantissime carriere stroncate per un gravissimo infortunio. In quei due anni aveva trascinato squadre minori, come Swansea e Rayo, diventando un vero e proprio “bomber di provincia” spagnolo. E si sa che nel calcio, poche altre cose come i bomber di provincia suscitano fascino, ammirazione e romanticismo.
Ed è bello pensare che l’ultimo vero canto di Michu lo abbiamo udito proprio nel momento in cui vestiva una casacca bianca, con un cigno sul cuore.
Forse non sarà un caso che Michu è uno degli idoli calcistici di uno dei migliori calciatori di oggi, Haaland, come testimoniano alcuni suoi post su Instagram risalenti al 2016, quando giocava in Norvegia, in cui taggava proprio l’ex bomber di Rayo e Swansea.
Ed ad Haaland, quando militava al Dortmund, aveva regalato una maglia a del Burgos a lui dedicata e lo aveva definito un potenziale crack. Oggi si può dire che aveva ragione.
Il grande attaccante riconosce sempre il grande attaccante.
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