14 Maggio 2026
Il calcio inglese, si sa, vanta una storia fatta di vittorie, squadre e rivalità capaci di lasciare chiunque a bocca aperta. E quest’anno in particolare, la storica rivalità Millwall West Ham sta dando vita a scenari sorprendenti, tali da ribaltare le gerarchie del calcio londinese. Da una parte, nel sud-est operaio della capitale, il Millwall ha scritto una stagione da record, trascinato da una ferocia agonistica che ha trasformato il sogno Premier League in un obiettivo sfiorato con un dito. Dall’altra, il West Ham barcolla sull’orlo dell’abisso chiamato retrocessione, prigioniero di un incubo che sembra non avere fine.
Il sud-est londinese, al di là del Tamigi, in quella parte di Londra che difficilmente si visita se non per andare a vedere una partita del Millwall, vive settimane di grande tensione ed entusiasmo. I Lions stanno infatti vivendo una vera e propria favola: terzo posto in Championship e 83 punti conquistati in una stagione senza precedenti recenti per il club. Sotto la guida di Alex Neil, i Dockers sono riusciti, passo dopo passo, a scalare la classifica della seconda divisione inglese, raggiungendo un risultato che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. L’accesso ai play off ha fatto sperare, ma non si sono conclusi come sperato; la sconfitta contro l’Hull City ha definitivamente cancellato il sogno Premier League, ma rimane comunque il segno di una stagione estremamente positiva.
La storia del Millwall è nota più per la sua tifoseria che per i suoi successi sportivi. Infatti, il punto più alto dell’epoca moderna risale al 2004, quando i Lions, guidati da Dennis Wise, diventarono la prima squadra fuori dalla massima divisione a raggiungere la finale di FA Cup dal 1982. Nonostante la sconfitta per 3-0 contro il Manchester United di un giovanissimo Cristiano Ronaldo, quell’impresa resta ancora oggi leggendaria.

Quest’anno il Millwall si è distinto per essere una squadra solida, aggressiva e difficile da affrontare. Alex Neil, nel corso delle ultime stagioni, è riuscito a trasformare il gioco della squadra, passando dal classico 4-4-2 a un più moderno 4-2-3-1, migliorando la qualità del centrocampo e rendendo la difesa uno dei punti di forza della squadra. I numeri parlano chiaro: i Lions figurano tra le migliori squadre del campionato per clean sheet e per occasioni concesse agli avversari.
Il Millwall non è una squadra troppo interessata al fraseggio: con una media del 46,7% di possesso, preferisce infatti verticalizzazioni rapide e lanci lunghi. Il suo è un calcio fisico e diretto, che la vede ai vertici della Championship per pressing alto, contrasti e aggressività difensiva.
Il principale motore creativo della squadra è Femi Azeez che, nonostante qualche stop fisico nel corso della stagione, ha saputo incidere con 11 gol e 8 assist, risultando spesso decisivo. Ma il vero artefice di questo percorso resta Alex Neil: l’allenatore scozzese non è nuovo a imprese di questo tipo, avendo già ottenuto ottimi risultati alla guida di club come Norwich e Sunderland.

Oltre che per ciò che accade in campo, il Millwall è da sempre riconosciuto per la propria tifoseria. Il web è pieno di contenuti dedicati agli hooligans e le vicende legate agli anni ’70 sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo, definendo la reputazione della società. Il Millwall ha sempre incarnato l’idea di un calcio crudo e popolare, legato alla classe operaia: si racconta che, nei primi anni della sua storia, il club facesse iniziare le partite con quindici minuti di ritardo per permettere agli operai di terminare il turno di lavoro e non perdersi il calcio d’inizio.
I Dockers erano e sono ancora oggi una delle tifoserie più odiate d’Inghilterra e lo devono alla firm dei Bushwackers, ovvero il gruppo hooligan organizzato associato alla tifoseria del Millwall, passato alla storia come uno dei più violenti e temuti. Negli anni ’60 crearono il cosidetto Millwall Brick, letteralmente il mattone di Millwall, ovvero un arma artigianale fatta a partire da giornali. Basta arrotolare e piegare più fogli insieme, di modo tale che diventi appunto duro come un mattone. L’idea è nata proprio nel periodo in cui si iniziarono a intensificare i controlli per l’ingresso allo stadio, perché, oggettivamente, chi avrebbe mai controllato un quotidiano?

Il celebre coro: “No one likes us, no one likes us, no one likes us, we don’t care. We are Millwall, Super Millwall, we are Millwall from The Den” incarna a pieno l’identità dei Dockers, rivendicando ogni volta la loro impopolarità e isolamento rispetto al panorama del calcio inglese.
Ma l’impresa sfiorata è stata ancora più rilevante, riaccendendo così la rivalità tra Millwall e West Ham, dato il fatto che i loro rivali storici, gli Hammers, stanno da troppo tempo flirtando con la zona retrocessione e l’anno prossimo, con molta probabilità, le due squadre si troveranno a condividere la stessa classifica.
L’ultimo scontro tra i due club risale al febbraio del 2012, vittoria del West Ham, un derby londinese a tutti gli effetti. La stagione dopo gli Hammers sono tornati in Premier League, ma da quel momento non sono mai più riusciti ad agguantare più di un sesto posto. Dal 2020 con l’arrivo di David Moyes le cose erano migliorate: la semifinale di Europa League nel 2022, la Conference alzata a Praga contro la Fiorentina nel 2023. Ma il club non si è contraddistinto per la costanza: sono cambiati molti giocatori, ma anche tre allenatori.

Insomma un percorso decisamente altalenante, che ad oggi vede come allenatore Nuno Espirito Santo, che è vero che ha tenuto una buona media punti, ma non abbastanza da scampare la zona della retrocessione. Con lui poco possesso palla e tanto gioco di rimessa, che fino ad ora non hanno prodotto i risultati sperati.
Ora al 18esimo posto in classifica, con solo due lunghezze di distanza dal Tottenham, la situazione è ancora più complicata, dato che per salvarsi il West Ham deve recuperare almeno tre punti sulla squadra di De Zerbi, che ultimamente ha mostrato una leggera ripresa.
Nemmeno il rapporto con i tifosi è dei migliori, non solo per i mancati risultati del campo ma anche per il graduale distacco da Upton Park. Ad oggi la casa degli Hammers è il London Stadium, che ogni anno costa al West Ham 4 milioni di sterline. Scendere in Championship significherebbe una notevole diminuzione del valore del brand e di conseguenza ingenti perdite di denaro.

La rivalità tra i due club, non si limita solo al campo, ma è proprio una questione d’identità. Lo scontro affonda le sue radici in una questione sociale della fine del 20esimo secolo: entrambe le squadre sono nate nell’East End di Londra, nel cantiere navale Isle of Dog. Il Millwall nel 1885, il West Ham nel 1895 e sin da subito i lavoratori si divisero tra chi sosteneva uno e l’altra. Questo dualismo si è sviluppato nella storia attraverso, primo fra tutti, i famosi scontri del 1926: durante lo scipero generale gli operai dei cantieri navali del West Ham decisero di manifestare, mentre i portuali dell’Isle of Dogs di sponda Millwall decisero di continuare a lavorare.
Negli anni ’70 e ’80, la Inter City Firm, la famosa firm del West Ham, portò la rivalità su un piano di guerra psicologica. Dopo le guerriglie, solitamente contro i Bushwackers, i tifosi degli Hammers usavano lasciare sui corpi dei tifosi feriti o a terra dei biglietti da visita prestampati, che recitavano Congratulations, you have just met the ICF, Congratulazioni, hai appena incontrato la ICF. Era il loro modo di firmare il territorio e umiliare la fazione opposta.
Insomma, tutte le cronache legate a Millwall e West Ham sono sempre degenerate in vere e proprie guerrigglie urbane, con arresti, morti e feriti.
Il 2026 potrebbe dunque segnare un punto di svolta epocale per il calcio londinese. Se il campo dovesse confermare i pronostici, Millwall e West Ham si ritroveranno a condividere per la prima volta la Championship dal lontano 2012.
Non sarà solo una questione di punti in palio: sarà la riapertura di una ferita mai del tutto rimarginata. Il derby più odioso d’Inghilterra potrebbe tornare. E questa volta, a parti invertite.

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