02 Ottobre 2026
Il calcio vero, spesso, non si gioca sotto i riflettori, ma tra amici, compaesani, tra chi ci mette la faccia e chi ci mette il cuore, molto prima che i risultati. Sì, l’essenza di questo sport, il calcio giocato per passione, per pura voglia di praticarlo, senza nessuna retribuzione. Il calcio dilettantistico, di provincia, il calcio puro. Il calcio che ritorna in una piccola comunità della Presila catanzarese, Carlopoli.
Dopo oltre vent’anni il pallone rotola di nuovo su un campo di erba sintetica nuova di zecca. Una struttura ristrutturata e adeguata, grazie a un intervento serio dell’amministrazione comunale guidata da Emanuela Talarico, in carica dal 2020 al 2026, che ha creduto in questo progetto e in questo ritorno. Su queste basi nasce oggi una nuova ASD, con una prima squadra pronta a debuttare in Terza Categoria e un settore giovanile consolidato, per offrire un futuro sportivo ai ragazzi di Carlopoli e paesi confinanti.
Questa è la storia quindi di una comunità che si rimette in gioco. Ed è per raccontare queste storie, con comunità intere che si stringono attorno a una maglia, che nasce oggi “Calcio di Provincia”, una rubrica di Fuori Dal Gioco dedicata al calcio dilettantistico e di provincia. Un viaggio tra i campi che non fanno notizia sui grandi network, ma che sono il vero cuore pulsante del calcio italiano.
Si parte da Carlopoli, la stessa comunità in cui, peraltro, i nostri redattori hanno intervistato il compianto Totò Schillaci. Ora, guardando al presente e al futuro calcistico di Carlopoli, questa intervista si articola in varie domande rivolte alla dirigenza, guidata dal presidente Luca Gentile.

Un progetto di questa portata si fonda sicuramente su valori profondi. Quali sono, dunque, i valori del vostro progetto tecnico?
“I valori che ci guidano e danno il ritmo al progetto tecnico sono il rispetto, l’onestà, la trasparenza, la schiettezza, l’impegno, il sacrificio, la passione”.
Cosa significa rappresentare la rinascita del calcio in una piccola comunità come Carlopoli?
“Far rinascere il calcio a Carlopoli significa onorare ciò che c’è già stato prima di noi e dare nuove opportunità a chi ama questo sport e ama il nostro Comune. Significa dare il nostro contributo nel continuare a far vivere i nostri paesi. È un progetto certamente sportivo, ma ancora di più, sociale”.


Una domanda per l’allenatore della prima squadra, Franco Trimboli: Mister, guidare un gruppo nuovo non è mai semplice: serve tempo, attenzione e pazienza. Che metodo adotterà per gestire un gruppo formato da persone di tutte le età, dal 18enne al veterano over 30? Che parametri userà per valutare il rendimento della rosa e del singolo?
“Provo a rispondere con molta semplicità. Il punto centrale per me è: non trattare tutti allo stesso modo, ma tutti con gli stessi criteri e modalità adeguate alla persona. Io preferisco lavorare su quattro livelli:1- Regole, Relazioni,Prestazioni individuali e Prestazione collettiva. Regole poche e uguali per tutti. Presenza. Puntualità. Atteggiamento durante allenamento e partite, insieme al rispetto verso compagni,lo staff e l’avversario. Poi valuterò la disponibilità al sacrificio e la responsabilità individuale. Regole uguali per tutti, però la comunicazione deve essere diversa. Un 18enne ha sicuramente più bisogno di spiegazioni, mentre un 30enne dovrà dimostrare più responsabilità e autonomia”.
“2-Non creare una squadra di titolari e riserve. Il ragazzo che gioca di meno deve sapere che il suo contributo è ugualmente importante. Il minutaggio è una conseguenza della prestazione e dell’esigenza della squadra, non una misura del valore tecnico della persona. Spiegherò a chi avrà minor minutaggio, perché sta giocando meno e cosa deve migliorare per giocare di più. Poi non valuto mai solo il risultato della partita, ma l’andamento complessivo della squadra”.
“3-Valutazione del singolo con una scheda tecnica, non con una sensazione”.
“4-Valutare il gruppo, separatamente dal singolo (la squadra può giocare bene anche quando alcuni singoli non hanno brillato e viceversa)”.


Instaurare una realtà di questo tipo è un percorso che riscontra sempre alcune difficoltà, soprattutto in paesi di provincia dove risorse finanziarie, infrastrutture e servizi sono ridotti o assenti. Qual è la difficoltà più grande per voi?
“Le difficoltà più grandi nel costruire questo progetto sono state: capire i meccanismi burocratici, non di immediata comprensione; creare uno spazio di comunicazione, il più possibile trasparente, in mezzo ai pettegolezzi, alle interpretazioni erronee e alla sfiducia a monte di uno sparuto gruppo di persone. Non vogliamo dividere, vogliamo condividere per moltiplicare idee. Non è semplice ma non per questo non entusiasmante. Anzi!”
Avete pensato, per caso a un progetto di collaborazione con altre realtà del territorio (scuole o altre società)?
“Sì, stiamo pensando a diverse collaborazioni nell’ottica di creare una rete sociale salda e coesa che permetta di muoversi con entusiasmo nelle diverse realtà sportive del territorio e oltre”.


Una provocazione:cosa rispondete a chi considera il calcio di provincia o dilettantistico una perdita di tempo?
“Il calcio dilettantistico non può essere una perdita di tempo perché nei nostri territori è socializzazione, condivisione di idee, realizzazione di progetti, incentivazione di sogni, scoperta e valorizzazione di talenti. La vera perdita di tempo è investirlo in chiacchiere inutili”.


In ottica futura: tra 5 anni, dove vi immaginate?
“Fra cinque anni? Chissà, non mettiamo limiti alla Provvidenza (ride, ndr).”
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