04 Dicembre 2025
Quanto è importante avere un attaccante cinico, che segna, che aiuta nel gioco la squadra e che si sacrifica? Potrebbe sembrare una grandissima banalità, ma non la è. A maggior ragione nel calcio di oggi, dove a dominare non è più la tecnica, bensì la fisicità. Ecco perché giocare con un 9 vero, là davanti, capace di far gol e, allo stesso tempo, di tenere impegnati i centrali avversari è fondamentale.
Nel nostro Paese, la tradizione di schierare una punta fisica al centro dell’attacco sembra essere abbastanza consolidata, salvo qualche eccezione. Partendo dalle formazioni di prima fascia, risulta chiaro come, nella maggior parte dei casi, l’attacco venga retto da un centravanti, se non addirittura da due.
L’Inter di Chivu ha un assetto ben preciso: Lautaro e Thuram i titolari, Bonny e Pio Esposito le riserve. La nuova Juventus di Spalletti ha quasi sempre visto Vlahović dall’inizio; ora, dopo il suo infortunio, sarà Jonathan David a prendersi il posto, come successo già in Coppa Italia contro l’Udinese. Il Napoli di Conte ha impostato sin dall’inizio il suo gioco su Lukaku, numero 9 per definizione ed eccellenza, e anche senza di lui, non è cambiato nulla: dal mercato sono arrivati Højlund e Lucca. Anche la Roma di Gasperini, che con le punte non ha finora avuto un rapporto idilliaco, ha acquistato Ferguson, nella speranza di trovare un attaccante che potesse andare a sostituire Dovbyk dal punto di vista prettamente tecnico.
Alla lista si aggiungono l’Atalanta con la coppia Scamacca-Krstović, la Fiorentina con Moise Kean, la Lazio con il Taty Castellanos, il Bologna con El Toto Castro, Immobile o Dallinga e il Como con Douvikas, ad oggi più avanti nelle gerarchie rispetto all’opaco Morata.
Insomma, tutti centravanti da area di rigore, chi con maggior licenza di uscire dai 16 metri e legare il gioco, chi più confinato nell’ultimo terzo di campo, sia per caratteristiche personali che per richieste tecnico-tattiche.

L’unico neo, se così si può dire, in questo gruppone è il Milan: con l’arrivo di Max Allegri, si è passati da un assetto di gioco con due ali offensive e una punta a uno schieramento tattico più abbottonato, con soli due attaccanti. Sì, due attaccanti e non due punte.
I segnali arrivati da queste prime 13 giornate, infatti, fanno pensare che la coppia titolare sarà Pulisić-Leão, con Gimenez – unico vero centravanti del reparto – parcheggiato in panchina. Ad oggi, Acciughina sta avendo ragione: l’americano è ormai la luce del gioco offensivo rossonero e segna come se fosse sempre stato abituato a farlo, mentre il portoghese sembra essersi calato perfettamente nella parte e gioca come un vero 9, che, a dir la verità, è già stato. In Italia, il Milan è l’eccezione che conferma la regola.

Le big del campionato non sono le uniche a puntare su centravanti veri e propri. Il Parma con Pellegrino, il Sassuolo con l’esperto Pinamonti, il Cagliari con la scoperta Borrelli, l’Udinese con Keinan Davis (rivitalizzato dopo l’addio di Lucca) o il Pisa con il redivivo N’Zola hanno tutte come perno centrale un bomber d’area di rigore. La Cremonese e il Verona, invece, hanno deciso di affidarsi ad un duo d’attacco più mobile, in grado di attaccare la profondità, venire incontro a sostegno della mediana e di combinare in spazi stretti.
La coppia Vardy-Bonazzoli sta regalando a Nicola e ai tifosi grigiorossi un avvio di stagione inaspettato: l’ex Leicester è come il vino, più invecchia e più diventa buono, mentre il ragazzo uscito dal settore giovanile dell’Inter sta vivendo una seconda giovinezza (già 4 gol e 3 assist). Meno cinici, ma più sfavillanti agli occhi degli amanti del calcio sono Orban e Giovane: abilissimi nel crearsi dal nulla occasioni da rete, ma troppo poco incisivi e freddi sotto porta.
Nei top 5 campionati europei la musica non cambia. Praticamente tutti i top teams hanno come base solida del proprio attacco un riferimento centrale, piuttosto che un falso 9 come tanto andava di moda in passato.
Se pensiamo a Bayern Monaco, PSG, Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid, Manchester City, Arsenal, Liverpool, tutte hanno un 9 là davanti, chi più mobile, chi più rapace d’area. Nel 2025, 14 dei 20 migliori marcatori in Europa giocano nei top 5 campionati (Premier League, Liga, Bundesliga, Serie A, Ligue 1). Di questi, ben 10 giocano come centravanti nelle proprie squadre di club (Mbappé, Kane, Gyokeres, Haaland, Guirassy, Dembélé, Lewandowski, Alvarez, Lautaro, Schick).
Anche il più rivoluzionario di tutti, Pep Guardiola, è passato alla sponda del 9 fisico, non uno qualunque a dir la verità. Il RE dell’area di rigore, il proprietario di tutti i palloni chi vi ci transitano, il robot norvegese in grado di infrangere ogni record possibile immaginabile: Erling Braut Haaland. Si dice che solo gli stupidi non cambino idea. Ecco, Guardiola sicuramente non lo è.
C’è anche un altro ragazzo che tanto male non sta facendo e che sta vivendo un evoluzione calcistica verso il ruolo di numero 9: Kylian Mbappé. A Madrid come il suo idolo Cristiano, Kiki sta ricalcando le sue orme dal punto di vista numerico dei gol, delle prestazioni e del ruolo in campo. Entrambi arrivati come esterni sinistri dallo strapotere fisico e tecnico, pian piano si sono avvicinati sempre di più alla porta, diventando degli attaccanti puri con il fiuto del gol.

C’è poco da girarci attorno: il 9 è meglio del falso 9. Adattare un calciatore con caratteristiche totalmente diverse in un ruolo di per sé già complicato come quello della punta può essere una soluzione temporanea (vedi Arsenal con Merino causa infortunio di Gyokeres o Chelsea con Pedro Neto nella gara di CL contro il Barcellona), ma difficilmente darà gli stessi risultati. A meno che non ci si chiami Luis Enrique, creatore di un Frankenstein come Dembélé, in grado di svoltargli la carriera e trasformarlo da talento inespresso a macchina da gol inarrestabile. Ma si sa, le magie appartengono solo a pochi eletti.
Per rimanere in Italia, un esempio lampante di questo discorso è stata la prima Atalanta di Raffaele Palladino. Nella sua gara d’esordio contro il Napoli al “Maradona”, l’ex tecnico della Fiorentina ha deciso di confermare una brutta tendenza adottata in qualche occasione dal suo predecessore Jurić: rinunciare a uno tra Scamacca e Krstović per schierare un attacco più leggero. Sono stati cinque i match in cui la Dea è scesa in campo senza un attaccante di peso: PSG-Atalanta con Pasalić-Maldini-De Ketelaere (4-0), Atalanta-Como e Atalanta-Lazio con Samardzić-Sulemana-Lookman (1-1 e 0-0), Atalanta-Milan e Napoli-Atalanta con De Ketelaere-Pasalić-Lookman (1-1 e 1-3). Risultato? 0 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte.
Nella gara del “Maradona”, senza un riferimento centrale, la squadra di Palladino crea poco o nulla, è prevedibile, macchinosa nella manovra e senza un piano gara apparentemente delineato. Nel secondo tempo, con Scamacca in campo, è tutta un’altra sinfonia. Dopo 6’ va in gol con una trama corale degna della migliore Atalanta di Gasperini, costringe il Napoli ad abbassare la propria linea di una ventina di metri, crea a ripetizione potenziali palle gol e costringe Milinković-Savić a sporcarsi i guantoni. Palladino sembra aver imparato la lezione: da quel secondo tempo non rinuncia più al suo tridente delle meraviglie Lookman, Scamacca, CDK. Con loro in campo, non c’è partita: 6 punti contro Francoforte e Fiorentina.
Il trend parla chiaro: quando la Dea gioca senza punta non vince .

La mozione per far sì che il centravanti torni ad essere una prerogativa assoluta per tutte le squadre è partita. Non sarà un caso se tutte le migliori squadre d’Europa e del mondo lo hanno… Vota anche tu sì!
Commenti